Buon pomeriggio a tutti.

Grazie di essere qui oggi a parlare di politica in una domenica pomeriggio, cosa che non è scontata, credetemi. Credo che nel suo piccolo, la giornata di oggi abbia un valore storico perché segna un’inversione di tendenza: si conclude un fase che è durata fin dalla nascita del nostro partito e che ha visto questo circolo, in tutti i congressi, sempre scontrarsi in una dualità di candidature (4 anni fa eravamo in questo stesso posto, anche allora io e Adriana abbiamo fatto un discorso, in quel frangente, però, eravamo entrambi candidati contrapposti), il che ha conseguenzialmente prodotto gestioni improntate sulla presenza di un dualismo forte fra una maggioranza ed una minoranza, con scarsa disponibilità a condividere gestione e responsabilità, anche in passaggi molto recenti e delicati. Oggi, questa situazione viene meno e ciò avviene, sarebbe ipocrita negarlo, a causa di un cambiamento di natura numerica nel corpo degli iscritti. Questo avrebbe potuto portare a uno schema simile a quello del passato ma con un’inversione di ruoli fra quella che era la maggioranza e quella che era la minoranza. Ciò non è stato perché si è deciso di operare una scelta differente rispetto al passato, di fare un passo indietro pur di dire basta a questa contrapposizione e di tentare di realizzare una gestione non fatta di maggioranza e minoranza, ma comune che coinvolgesse tutte le persone che avessero interesse a cooperare e tutte le sensibilità presenti all’interno del circolo. Questo ci ha portati oggi a condividere la candidatura di Adriana Carpenzano, di cui è più che giusto riconoscere doti di grande impegno e abnegazione e anche la sensibilità, sugli aspetti pratici, che ha dimostrato in questi anni, ed a comporre un direttivo che sebbene non rispecchi quella che è la rappresentanza del corpo degli iscritti, avrà una composizione paritaria tra quella che era stata la maggioranza è quella che era stata la minoranza.

Che cosa costruire in questa gestione condivisa è la questione che ci dovremo porre nel prossimo futuro e che ci interroga, in qualche modo, su che cosa debba essere un partito ed in particolare un circolo, oggi. Chi mi conosce sa che sono una persona schietta e non ho paura di affermare che il concetto stesso di partito, non solo per ciò che riguarda il PD, è entrato in crisi, in parte, forse perché è ancorato ad un modello di partecipazione novecentesco che oggi non è più assolutamente attuale. Oggi i partiti non sono più quello strumento di partecipazione di massa, che è rimasto nel nostro immaginario collettivo: sono delle aggregazioni di persone, spesso amministratori, per lo più raggruppati in correnti, con una struttura molto verticale, con una base sempre più esigua, in alcuni casi inesistente e che non esprimono dei valori forti, riconoscibili e fondanti ma cercano di barcamenarsi tra consenso elettorale a breve termine e tentativo di rimanere comunque aggrappati al governo. È evidente che il PD è il partito ancora meno soggetto a queste dinamiche, ma non si può negare che esse siano presenti anche al suo interno.

Per quanto riguarda i circoli (basati anch’essi su modelli novecenteschi) penso che siano sopravvissuti a sé stessi, ma non siano sopravvissuti al crollo della partecipazione degli ultimi decenni. Reputo che i circoli, più in generale i livelli base dei partiti, dovrebbero essere organizzati in modo molto diverso. Come sapete, ritengo ormai inessenziali le sedi fisiche e lo stesso direttivo è una struttura rigida che dovrebbe venire interpellata solamente in alcuni momenti specifici per dei passaggi essenziali (come approvare il bilancio, le liste elettorali, ecc.). E nell’ottica di provare a costruire modalità di funzionamento che siano più in linea coi tempi, sicuramente è nell’ordine delle cose continuare a utilizzare quei nuovi mezzi di comunicazione che sono emersi durante la pandemia e che sono diventati ormai la normalità per moltissime persone, soprattutto considerando il fatto che spesso le persone anziane, come molti dei nostri scritti e molti dei nostri membri del direttivo, non escono più di casa la sera. Questo non significa che dobbiamo fare tutto on-line ma possiamo sicuramente trovare delle modalità miste, come abbiamo fatto in passato, ed eventualmente basate su strumenti differenti, come le votazioni asincrone. Pertanto, non dobbiamo focalizzarci sulle strutture formali e rigide, quanto valorizzare quelle persone che concretamente vogliono fare volontariato all’interno del nostro circolo e l’apertura alla cittadinanza. Di questo abbiamo avuto certamente un esempio virtuoso con gli sportelli (di cui si deve riconoscere il merito a Nicoletta Giorda) e dei gruppi di lavoro, che hanno consentito di creare sinergia con le associazioni del territorio ed hanno anche prodotto dei documenti di grande valore, sebbene non siano stati poi sottoposti al voto del direttivo. L’azione di questi gruppi, però, è stata talvolta frenata, in qualche misura, da un atteggiamento della dirigenza a volte un po’ troppo burocratico e ingessato. Noi invece dobbiamo valorizzare assolutamente questo tipo di esperienze ed il lavoro dei nostri volontari. Quei documenti sono stati estremamente utili: “Giovan8” sul benessere dei giovani deve forse ancora essere metabolizzato dalla nuova amministrazione, mentre “La 8 Sostenibile”, sia pure fra enormi difficoltà e confronti politici serrati è stato in parte accolto nelle nostre linee guida e costituisce la base della mia azione come Coordinatore alla Sostenibilità Urbana ed è di fatto condiviso dalla coordinatrice all’ambiente.

Ed a questo riguardo, permettetemi però di spendere ancora qualche parola sul rapporto che il circolo dovrebbe avere con l’amministrazione ed in particolare con il gruppo consiliare circoscrizionale. Anche su questo conoscete la mia opinione, io credo nella totale indipendenza degli eletti dal partito e viceversa, ma questo non significa che non possono crearsi delle sinergie, dei rapporti e delle riflessioni comuni e che in alcune circostanze il circolo e la sua segreteria possano, ad esempio, supportare il gruppo consiliare anche magari nei confronti di altre forze politiche, laddove, in particolare, queste non abbiano atteggiamenti del tutto costruttivi.

Tornando al ruolo del circolo, esso può svolgere una funzione culturale importante, improntata all’elaborazione politica, come abbiamo fatto nel recente passato, ragionando nell’ottica non dell’amministrazione presente ma di quella futura. A livello locale, ad esempio, dobbiamo recuperare molto terreno rispetto al tema della malamovida, di cui abbiamo di fatto rifiutato di parlare per anni.

Oltre a fare una riflessione territoriale credo che il circolo dovrebbe darsi un’altra missione e qui faccio una breve divagazione. Io credo che noi viviamo in un mondo estremamente ingiusto, dal punto di vista economico, sociale, morale e ambientale e abbiamo dei partiti che non sono capaci di provare a concepire un modello di società diverso da quello attuale, come accadeva in passato (penso al PCI). A me piacerebbe molto che il circolo, nel suo piccolo, provasse a fare questo, coinvolgendo personalità esperte negli ambiti economico, sociale, ambientale, ecc. e con le associazioni che si occupano di questi temi. Si tratterebbe di provare ad iniziare una riflessione critica sul nostro modello di società che poi possa diventare un elemento di stimolo per il partito tutto: non dobbiamo accontentarci di ritoccare l’esistente ma dobbiamo avere il coraggio di mettere in discussione i nostri stessi modelli. Io sono pronto a contribuire a questo, con le competenze e conoscenze che ho acquisito e credo che sarebbe un bellissimo modo di valorizzare il lavoro del nostro circolo.

Buon lavoro ad Adriana, al direttivo, alla segreteria ed al circolo tutto.

Grazie.

 

 

Riccardo Tassone