Il testo che segue è una breve presentazione del modo in cui io vedo i principali temi di interesse politico e di quali siano, a mio avviso, le linee di pensiero attraverso le quali questi dovrebbero essere declinati nella pratica amministrativa; in definitiva il mio “Sistema di Credenze”. Si tratta di una presentazione schematica, che come tale può risultare oscura o male interpretabile. Per questa ragione, o se, in ogni caso, vi interessa una esposizione più approfondita, vi invito fortemente a leggere la trattazione completa: PENSIERO FILOSOFICO-POLITICO. Non tratterò, in questa sezione, temi di carattere territoriale che potrete invece trovare nell’apposita pagina.

1.PRINCIPI E VALORI

«Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili».
Rosario Angelo Livatino, magistrato assassinato dalla criminalità organizzata

In primo luogo, prima ancora di considerarmi un “politico” od un “amministratore”, mi ritengo un soggetto portatore di valori e principi. Credo fortemente che, oggi, in politica, sia assai più pregnante il valore e la caratterizzazione della singola persona, piuttosto che quelli del partito nel quale milita. Conta la sua affidabilità sul piano personale ed il suo grado di coerenza, credibilità ed aderenza rispetto ai valori di cui esso afferma di essere depositario, il suo “sistema di credenze”, fermo restando il fatto che chi abbia una responsabilità pubblica deve avere la capacità, in alcune circostanze, di sacrificare le proprie convinzioni per il bene comune. Ebbene, i miei valori di riferimento sono molto precisi e li potete leggere nel seguente elenco:

  • SERIETA’, Sobrietà, Puntualità, Razionalità, Dignità, Senso del Dovere, Efficienza, Continenza, Temperanza, Rispetto, Essenzialità.
  • LEGALITA’, Rispetto delle Regole, Trasparenza, Severità, Fermezza, Veracità, Intransigenza, ragionevole Ordine.
  • INDIPENDENZA, Senso Critico, Coerenza.
  • DEMOCRAZIA, Rappresentatività, Consenso, Partecipazione.
  • CULTURA, Educazione, Conoscenza, Progresso scientifico e Tecnologico.
  • EGUAGLIANZA, Progresso Sociale.

2. DIFESA DELLA CIVILTA’ E RINASCITA MORALE

“Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.

Dante, Inferno, Canto XXVI

Credo che, oggi, la priorità sia quella di proteggere la stessa Civiltà nel nostro paese; moltissimi elementi sembrano, infatti, indicare un arretramento del nostro livello di Civiltà.
La classe dirigente, da tempo, non sta dando un grande spettacolo: i continui scandali, l’atteggiamento arrogante dei principali leader politici, l’incapacità di fare prevalere il buon senso sugli interessi particolari. Tutto ciò ha l’effetto finale di fare venire meno la credibilità delle stesse istituzioni democratiche. Ed il venire meno della fiducia nelle istituzioni, non è forse uno dei principali elementi del decadimento della Civiltà?
Ma non si può affermare che la società stessa stia dando una prova migliore. Fatti di cronaca quotidiana riportano un quadro di una società sempre più frammentata, individualista, refrattaria al rispetto di ogni forma di regola e propensa all’illegalità ed agli eccessi.
Credo che una delle principali cause del deperimento della Civiltà sia la bassissima tensione morale che oggi contraddistingue la nostra stessa società e che la “crisi infinita” che il nostro paese sta vivendo sia, in gran parte, riconducibile ad una “crisi morale”.
In effetti, essa sembra essere guidata da disvalori, piuttosto che valori, o, comunque, caratteristiche negative, quali l’ignoranza, l’individualismo sfrenato (opposto alla tensione verso il bene comune), l’edonismo, lo scarso senso del dovere, lo scarso senso del limite e del decoro, la tendenziale inosservanza di ogni tipo di regola, limitazione e forma, la scarsa serietà e disciplina (sia individuale sia collettiva), la corruzione, la furberia, l’ostentazione, l’inaffidabilità, la codardia, il nepotismo, la piaggeria, il lobbismo, il NIMBY, il vittimismo, l’assenza di severità, la superficialità, la mancanza di rispetto nei confronti delle persone e, più ancora delle istituzioni e tanti, tanti altri, che, certamente ho dimenticato di elencare.
Gran parte di queste cose, sembrano essere “socialmente accettate”, caratterizzando l’Italia in modo assai negativo!
Ed allora, ci si deve domandare quale potrebbe essere la cura per questa “malattia collettiva”.
Occorre partire da un principio morale, cioè essere in grado di tracciare una riga netta tra che cosa sia ritenuto “giusto” e che cosa sia ritenuto “sbagliato”.
Si tratta, evidentemente, di un passaggio concettuale molto, delicato, perché la “Morale” ha una forte componente soggettiva ed in questo testo rappresenterò quelle che sono le mie personali convinzioni morali.
Tuttavia, ritengo che sia essenziale una “riforma morale”, che porti ad una modifica radicale della nostra mentalità, del nostro stesso modo di pensare ed agire.
Si tratterebbe di una linea d’azione che non può portare risultati immediati e che avrebbe comunque tempi molto lunghi, perché la morale non si può “imporre per decreto”; in caso contrario, ci troveremmo di fronte ad un deficit di democraticità, mentre dovremmo accompagnare la modifica della mentalità, attraverso una progressiva presa di consapevolezza ed accettazione del nuovo modo di pensare, del nuovo modello morale, costruendo, passo dopo passo, il consenso intorno ad esso.
Il principio morale su cui cerco di basare sia la mia vita privata, sia la mia azione politica e che ritengo essere quello su cui si dovrebbe basare la nostra società (per così dire, il mio “ideale di umana perfezione”), è quello secondo cui l’essere umano dovrebbe massimizzare la propria componente razionale, che a mio modo di vedere produce naturalmente l’ordine, piuttosto che quella istintiva, delle pulsioni, della sopraffazione, della ricerca del piacere, che, invece, tende al caos. Dovremmo, cioè, cercare di tendere tutti alla ricerca della conoscenza, dei comportamenti costruttivi, del rispetto del “prossimo”, del senso del dovere, del rispetto delle regole ed, in generale, degli atteggiamenti che tutelino la collettività.
In ogni ambito, bisognerebbe implementare valori diametralmente opposti a quei disvalori che ho elencato prima ed attanagliano la società: serietà, cultura, severità, legalità assoluta, disciplina e, soprattutto, il principio che i doveri sono importanti quanto i diritti, il bene comune è più importante di quello individuale, i diritti collettivi più importanti di quelli personali, così da tendere verso una società “ragionevolmente ordinata”.
È innegabile, però, che sia altresì necessaria una discreta dose di fermezza ed intransigenza da parte delle autorità pubbliche.
In linea molto generale, ritengo che si dovrebbero seguire i seguenti passi, in ordine cronologico e di priorità:

  • Esempi positivi da parte delle classi dirigenti.
  • Azione educativa.
  • Azione normativa.
  • Azione repressiva.

Innanzi tutto, ciascuno di noi dovrebbe agire in modo da dare esempi positivi al prossimo e ciò è prioritario per coloro che abbiano ruoli pubblici.
Poi, occorrerebbe una correzione dei comportamenti e degli stili di vita, che stemperi fenomeni quali edonismo eccessivo, autolesionismo (ad esempio, fumo, alcol, ecc.), pressapochismo, individualismo sfrenato, ostentazione sessuale, ecc.
Non possiamo però nasconderci il fatto che siamo in presenza di un’emergenza educativa gigantesca: i giovani, oggi, in molti casi, hanno una visione della vita ed un sistema valoriale completamente distorti e spesso tendono a non apprendere il senso del limite. Da questo punto di vista, occorre dare dei segnali inequivocabili; già la sola proposta di legalizzare la cannabis per uso ricreativo ritengo che sia stata deleteria, perché ha dato un bruttissimo segnale: lo stato si arrende, “sballo libero!”. Quindi, assolutamente no a nuove legalizzazione di qualsiasi tipo di stupefacenti o, comunque, sostanze psicotrope e\o autodistruttive (cioè fumo, alcol, droghe, cc.). Occorre porre seri limiti al fenomeno della cosiddetta “movida”, nelle discoteche e nei locali notturni, che implicano comportamenti che oltre a danneggiare chi li mette in pratica, hanno pesanti ricadute sulla comunità. Anche le amministrazioni locali dovrebbero seriamente riflettere su tutto ciò, comprendendo che si tratta di fenomeni cui occorre mettere un freno, nell’interesse della collettività.
Considero quale mia missione prioritaria ricostruire e difendere la Civiltà, in ogni contesto in cui sono inserito; innanzi tutto, la difesa ad oltranza delle istituzioni e della loro autorevolezza, la ricostruzione della credibilità della classe politica, ossia ripristinare sobrietà, serietà e legalità sia nei comportamenti individuali, sia collettivi e tentare di riportare, laddove è possibile, questi valori nella società. Che senso ha fare politica se non si pensa di poter cambiare il mondo, siappure in piccolissima parte? Di rendere universali i valori in cui si crede?
Mi ritengo moralmente vincolato a combattere questa battaglia.

3. LA DEMOCRAZIA ED I PARTITI

“La libertà accordata ai soli partigiani del governo, la libertà accordata ai membri di un solo partito […] non è una vera libertà. La libertà sarà sempre quella dell’uomo che pensa altrimenti. […] La libertà perde ogni virtù appena diventa un privilegio”.
Rosa Luxembourg

La Democrazia, in Italia, ma certo non solo, è entrata in una fase di grave crisi. Io credo ancora fortemente nella Democrazia Rappresentativa, ma ritengo che sia, altresì, necessario dotarsi di strumenti più forti di partecipazione della cittadinanza, ad esempio abbassando sensibilmente il quorum dei referendum abrogativi, siappure non eliminandolo totalmente, introducendo delle forme di consultazione istituzionale online (il cosiddetto “going public”), sui principali temi di interesse in discussione nelle sedi istituzionali, sperimentando forme di “Democrazia Deliberativa”, ecc.
Sono un Parlamentarista convinto, un proporzionalista ed un sostenitore delle preferenze con collegi ridotti e sono contrario all’elezione diretta di tutte le cariche monocratiche, in primis i governi. Sono per la condanna assoluta e senza possibili tentennamenti di tutte le forme di autoritarismo, di forzatura istituzionale, di attacco ai poteri indipendenti dello stato.
Da questo punto di vista, ritengo che la recente riforma istituzionale e costituzionale potrebbe provocare un grave danno ai futuri equilibri democratici del nostro paese, conquistati con tanti sforzi, lotte e sofferenze dai nostri padri e dai nostri nonni, sotto la spinta di una dottrina politica che sembra, talvolta, ritenere accessorio il confronto democratico.
Sono per rafforzare il più possibile il rapporto diretto fra l’elettore e l’eletto, perché oggi i partiti hanno in gran parte (trasversalmente) perso il loro ruolo o quantomeno la loro funzionalità, risultando spesso delle rappresentanze di gruppi di interesse, non sempre nella condizione di esprimere una qualunque sensibilità valoriale. Oggi, si trovano persone di valore in (quasi) tutti i partiti e pessimi soggetti in tutti i partiti; la sfida consiste nel selezionare le persone di valore all’interno dei partiti, persone serie, capaci e moralmente credibili, in grado di recare con sé dei principi e dei valori.
I rappresentanti istituzionali, in particolare quelli con preferenza, sono i soli che hanno ancora un qualche tipo di rapporto con la base; essi dovrebbero avere come priorità di rispondere, nell’ordine

  • Alla Costituzione.
  • Alla Legge.
  • Agli elettori e cittadini.
  • Alla propria coscienza.
  • Ai vincoli di partito e di maggioranza.

in TUTTE le circostanze.

L’atteggiamento prevalente di risposta alla crisi della rappresentanza politica è stata, negli ultimi anni, di tipo (mi si passi il termine un po’ violento) “iconoclasta”, di “riforma” non della politica, ma delle istituzioni, mirato alla riduzione gli spazi di rappresentatività politica e quindi di democrazia. Non è questa la strada corretta, bensì occorre una autoriforma della Politica, sia perché la politica è l’unica realtà che può dare l’avvio ad un processo di moralizzazione della società, sia perché non possiamo aspettarci di riformare la società se la politica non è la prima a dare il buon esempio ed a recuperare le propria credibilità perduta.
Altro elemento da correggere è l’arroganza intrinseca che oggi domina parte della classe politica.
Il funzionamento dei partiti dovrebbe essere fortemente rivisto. Ad esempio, il concetto di iscrizione dovrebbe essere più semplice e dinamico.
Occorre agire sul confine sempre più labile fra la politica ed i poteri e gli interessi economici\finanziari, le varie forme di lobbismo, e, soprattutto, il basso grado di legalità che, in molti frangenti, caratterizza la classe dirigente.
In questo senso, il “politico” dovrebbe avere molti più doveri che diritti, rispetto ad ogni altro cittadino; per far sì che la sua azione sia credibile, il politico deve essere al di sopra di qualsiasi sospetto, di qualsiasi ombra che possa lambire interessi personali, amicizie o necessità individuali. Perché la politica è la più alta e nobile forma di servizio. Da questo punto di vista, essa deve essere l’ambito dove applicare il massimo livello di rigore morale; qualsiasi provvedimento o notizia col potenziale di indurre alla remota ipotesi che un “politico” possa avere commesso atti non conformi alla legge dovrebbe comportare l’immediata decadenza dello stesso.
Ma occorre considerare gli atteggiamenti del politico, non solo nella sfera pubblica, ma manche in quella privata. Aspetti come l’affidabilità, la puntualità, il rispetto delle persone, nel linguaggio e nelle azioni dovrebbero essere elementi essenziali nel valutare l’azione di un uomo politico.
Certamente non è più rinviabile una regolamentazione per legge della vita interna dei partiti ed è necessario che sia un’autorità terza ad occuparsi di vigilare sui momenti di democrazia interna, nonché sull’idoneità dei politici alle cariche che ricoprono; il ruolo dei partiti dovrebbe, quindi, essere politicamente più debole, dovrebbero, cioè, essere degli “spazi politici” dove siano massimamente tutelati la pluralità ed il dissenso interni, ma vi sia la massima rigidità nei confronti di coloro che sono ritenuti, in base a codici comportamentali molto chiari e precisi, non credibili nei confronti dell’opinione pubblica.

4. LEGALITA’ E GIUSTIZIA

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. […]”
Costituzione della Repubblica Italiana, Art. 3

La Legalità non è altro che la Moralità tradotta in norme che lo Stato deve fare rispettare, onde evitare che la società tenda verso il caos, ma la Moralità precede la Legalità, è un concetto più fondamentale. Oggi, nel nostro paese, sussiste una crisi agghiacciante di Legalità che attraversa TUTTI i segmenti della società ed, evidentemente, non è altro che una conseguenza della già citata crisi morale. In questo paese, vige un bassissimo livello di “Cultura della Legalità” ed, in generale, del “Rispetto delle Regole”.
È, pertanto, essenziale implementare un maggiore livello di Legalità all’interno della società stessa, sia nel senso di intervenire al fine di creare la “Cultura della Legalità” sia di rendere reale, finalmente, il sacrosanto principio del “chi sbaglia paga”.
La Legalità sarà un principio credibile unicamente se potrà essere applicato realmente in modo universale, ossia nello stessa misura, per tutti i segmenti della società. Infatti, una certa parte politica interpreta la Legalità unicamente come “sicurezza”, così che la Legge dovrebbe essere estremamente dura coi “poveri cristi” e totalmente permissiva verso i “potenti”, mentre un’altra parte politica ha sempre cercato di fare passare l’idea che l’amministrazione della giustizia dovrebbe essere molto rigorosa nei confronti dei “potenti” e molto tollerante nei confronti dei comportamenti illegali compiuti dalle classi socialmente “svantaggiate”, di gesti dimostrativi, quali le occupazioni illegali di proprietà pubbliche o private.
È ora di dire basta a questa ambiguità: legalità e ordine pubblico non possono che essere valori universali, implementati nei confronti di tutti i segmenti della società, a prescindere da amicizie e bisogni, perché garantiscono quelle tutele essenziali, che permettono la continuità della vita dei cittadini, gli assicurano la serenità di espletare completamente la loro personalità e, soprattutto, permettono di contenere le forme di prevaricazione che alla fine rafforzano le diseguaglianze. Una società “ragionevolmente ordinata” è condizione necessaria (ovviamente non sufficiente) affinché essa possa essere anche una società democratica, affinché possano sussistere le condizioni di un’autentica eguaglianza sociale, quindi anche di uno sviluppo economico e sociale.
Il requisito che davvero manca perché la Legalità possa diventare “pratica comune” è la certezza della pena, di fatto, a causa delle lungaggini processuali ma, soprattutto, probabilmente, di una procedura, non solo per quanto concerne l’aspetto penale, non adeguata. In questo contesto, dove spesso non si giunge ad una effettiva imposizione della pena, come si può sperare che la Legalità diventi un valore da tutti riconosciuto?
È mia opinione da “profano” che occorra una revisione profonda delle nostre procedure “legali”, riportando la valutazione ad una natura più “oggettiva” e meno basata sul “diritto” inteso come codici, codicilli, cavilli, ecc., tenendo a mente che ciò si può fare solo rinunciando ad una piccola dose di diritto individuale, per fare trionfare gli interessi collettivi. Ad esempio, istituti come quelli della prescrizione andrebbero profondamente ripensati, così come occorrerebbe una minore possibilità di ricorrere ed appellarsi, soprattutto quando una delle parti in causa è il pubblico.
Il contrasto all’evasione fiscale deve essere il “faro” di qualunque governo ed occorre rafforzare la possibilità, per lo Stato, di “monitorare” la società, superando il concetto di privacy come un diritto di eccessivo rilievo, ad esempio aumentando il numero di telecamere per le strade. Occorre, inoltre, dimenticarsi dello stesso vocabolo “condono” in qualunque ambito. Pesanti interventi andrebbero svolti su tutto ciò che attiene al mondo della finanza, del diritto societario e dei conflitti di interessi, per riportare l’economia ad una dimensione più umana, etica e (fondamentale) rispettosa dell’Ambiente.
Infine, è fondamentale il rispetto di due istituzioni basilari quali le Forze dell’Ordine e la Magistratura,
Ma la “cultura della legalità” si costruisce dal basso, con piccoli gesti quotidiani: non passando col rosso, non gettando i rifiuti a terra, ecc.
L’implementazione della Legalità (ed dell’Intransigenza) è uno dei principi cardine che muove la mia azione politica.

5. AMBIENTE

“In un sistema isolato, l’entropia è una funzione non decrescente del tempo”.
II Principio della Termodinamica

Ritengo che le sfide più importanti di questo secolo saranno quelle relative alla tutela dell’ambiente e del Clima, perché, in gioco, vi è la sopravvivenza stessa della civiltà umana. La battaglia per la difesa dell’ambiente è forse una delle più fulgide realizzazioni della necessità di privilegiare il bene comune sopra le istanze individuali, un’altra manifestazione della Civiltà. Non è nostro diritto, per esigenze individuali, mettere a repentaglio un patrimonio dell’umanità intera, quale la biosfera, per qualunque ragione di guadagno o di profitto.
Occorre sviluppare nuove tecnologie più efficienti, a minore impatto ambientale, è necessario incentivare stili di vita che riducano al minimo l’influenza di ciascuno di noi sull’ambiente circostante, ad esempio, puntando sui mezzi di trasporto alternativo, quali le biciclette ed i mezzi pubblici, quindi sull’incremento delle piste ciclabili e sul trasporto sotterraneo (metropolitane). In generale, occorre minimizzare il numero di autoveicoli a motore circolanti.
Io penso che il rispetto per la vita animale dovrebbe essere assolutamente pari a quello per gli esseri umani; ad esempio la caccia deve assolutamente essere abolita. Bisogna, altresì, escogitare il modo di svuotare i canili e trovare ad ogni animale una casa ed una famiglia che se ne prenda cura. La biodiversità è una valore da tutelare ad ogni costo.
La proprietà e la gestione dell’acqua debbano essere di competenza esclusivamente pubblica, come dovrebbe essere per tutti i beni comuni.
La gestione dei rifiuti deve passare attraverso la massimizzazione della raccolta differenziata (ad esempio sviluppando la raccolta “porta a porta”). Penso che l’utilizzo di termovalorizzatori, i quali siano anche in grado di generare energia, sia una necessità oggi imprescindibile, ma occorrerebbero politiche che minimizzassero la stessa produzione di rifiuti.
Uno dei fattori che maggiormente influenzano l’andamento sia dell’economia, sia dell’ambiente è l’approvvigionamento energetico che costituisce una delle questioni più delicate che l’umanità tutta dovrà affrontare nei prossimi decenni.
Occorre diminuire massimamente i consumi energetici del nostro pianeta; questo si può realizzare tramite l’implementazione di tecnologie meno energivore e sensibilizzando le popolazioni sul tema del risparmio energetico, promuovendo comportamenti più sobri anche dal punto di vista dell’uso dell’energia, che possono andare dall’usare la bicicletta invece dell’autovettura, a non lasciare in standby gli elettrodomestici quando non vengono usati, ecc…
Prioritario è ridurre il più rapidamente e sensibilmente possibile la dipendenza dai combustibili fossili ed investire massicciamente sulle fonti energetiche rinnovabili, ad esempio, imponendo pannelli solari termici e fotovoltaici su ogni edificio, così da renderli, nei limiti del possibile, autosufficienti energicamente, mentre è assurdo consumare suoli agricoli per parchi fotovoltaici, visto il loro basso rendimento.
Una strada che potrebbe essere interessante provare a perseguire, di cui mi sto interessando, potrebbe essere quella delle cosiddette “Comunità Energetiche”, ossia “un insieme di utenze che decidono di fare scelte energetiche comuni al fine di massimizzare i risparmi derivanti dall’utilizzo dell’energia, attraverso soluzioni di generazione distribuita e di gestione intelligente dei flussi energetici”.

6. CULTURA ED ISTRUZIONE

“Se la conoscenza può creare dei problemi, non è tramite l’ignoranza che possiamo risolverli”.
Isaac Asimov

La cultura, e quindi la scuola, è la linfa vitale di qualsiasi democrazia funzionante, di qualsiasi Civiltà. La conoscenza, il possesso dei concetti, in altre parole, si traduce in consapevolezza, in capacità di connettere ed interpretare la realtà sociale e politica, di esercitare la vigilanza democratica.
La scuola ha quindi il compito di forgiare dei cittadini consapevoli, ma anche quello importantissimo di “ascensore sociale”. L’istruzione è quindi lo strumento fondamentale che deve essere utilizzato per rendere effettiva l’eguaglianza dei cittadini di una nazione.
Da questo punto di vista, però, la situazione è particolarmente critica, perché, come già evidenziato, siamo in presenza di un’enorme emergenza educativa: gran parte dei ragazzi che oggi frequentano le scuole non hanno più alcun senso del limite, alcun freno nei comportamenti, alcun rispetto per l’autorità che il docente ricopre.
Gli studenti sono considerati alla stregua di oggetti di cristallo, sono fortemente tutelati dal sistema, così che una parte, certamente minoritaria ma sufficiente a destabilizzare le classi, si sente intoccabile e quindi libera di fare qualunque cosa; costoro rischiano di diventare adulti che avranno difficoltà ad inserirsi nella società civile e mettono i compagni nell’impossibilità di apprendere.
È un’altra manifestazione del decadimento morale che, nella fattispecie, ha probabilmente come causa principale l’incapacità di molti genitori di trasmettere ai loro figli quei valori che i loro genitori, a loro volta, gli avevano inculcato; spesso genitori e figli sono alleati contro il docente, ossia è venuto meno il fondamentale “patto educativo”. Dobbiamo chiederci se non reprimendo i comportamenti scorretti degli studenti, rendiamo veramente loro un buon servizio. In ogni caso è di tutta evidenza che il contesto in cui intervenire prioritariamente per ricostruire un bagaglio valoriale solido nei nostri giovani non può che essere la Scuola.
E’ necessario intervenire in modo drastico su di essa, affinché i docenti o eventualmente organismi terzi, posseggano mezzi disciplinari adeguati al fine di imporre, nelle classi, quel minimo fondamentale di ordine affinché il docente stesso sia posto nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro. La scuola deve essere in grado, ad un tempo, di trasmettere valori quali la disciplina, il rispetto per l’autorità, la lealtà ed il senso civico ed a forgiare il comportamento degli studenti in modo che possano vivere in accordo con questi valori. Occorre una riforma della disciplina scolastica, al fine di proporre una nuovo approccio disciplinare, più duro, più fermo, più fortemente connotato alla severità ed all’educazione del rispetto delle regole, che dia più potere all’insegnate e ne rivaluti la figura, restituendole quel ruolo di autorità, quale rappresentante dello Stato. Occorre, quindi, che la scuola possa inculcare nei nostri futuri cittadini il senso delle Istituzioni, del rispetto sia nei confronti dell’Autorità sia delle persone e della necessità dell’osservanza delle regole sempre e comunque. Quando questo sarà realizzato, la scuola funzionerà davvero e potrà combattere l’altro smisurato male della società italiana: l’ignoranza!
Altro elemento di criticità è dovuto alla Legge sulla cosiddetta “Buona Scuola”, sotto diversi aspetti, in particolare il peso eccessivo che concede ai dirigenti scolastici, la presenza di genitori e studenti nel comitato di valutazione dei docenti e l’alternanza scuola-lavoro che si scontrerà con un sistema imprenditoriale e pubblico assolutamente culturalmente non pronto ad accogliere gli studenti.
Vi sono altri aspetti che vanno corretti sull’istituzione scuola, ad esempio, occorre adeguare il rapporto n. di docenti/n. di studenti per classe, che non dovrebbe superare 1/15 e rivedere profondamente i programmi, in particolare delle discipline scientifiche, perché, oggi, sono impostati in modo tale da scoraggiare l’apprendimento e l’apprezzamento delle stesse. Questo fa sì che il livello della cultura scientifica nel nostro paese sia estremamente basso e ciò è un altro elemento di estrema criticità per la nostra società.
Infine, occorre menzionare la ricerca scientifica e tecnologica come elemento assolutamente fondamentale, perché è ciò che ha sempre consentito e sempre consentirà lo sviluppo economico e sociale di una civiltà.
È tuttavia necessario qualche tipo di intervento anche sull’Università, che renda più “professionali” i docenti universitari. Un modo di rendere possibile tale risultato potrebbe essere quello di separare più nettamente il ruolo di ricercatore da quello di docente. Inoltre, ritengo davvero che i docenti dovrebbero andare in pensione prima, onde favorire un maggiore ricambio all’interno delle università.

7. ECONOMIA ED EGUAGLIANZA

“Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra diseguali”.
Don Lorenzo Milani

Io credo che la corretta dottrina economica dovrebbe essere quella “democratica”. La “Democrazia” nasce, nel XIX secolo, come una corrente di pensiero politico-culturale, nata da una estremizzazione del pensiero Liberale, che assumeva le caratteristiche di spinta libertaria verso un’effettiva eguaglianza (non solo “di partenza” come nel regime liberale) di tutti i cittadini.
Questo dovrebbe essere l’obiettivo: perseguire l’eguaglianza sostanziale in tutte le sue forme, ossia contenere l’ingordigia e l’arbitrio individuali e perseguire le istanze del bene comune, piuttosto che quelle dei privati. Non è ciò che l’Art. 3 della Costituzione afferma?
Innanzi tutto, è centrale il tema della redistribuzione del reddito, colpire le rendite finanziarie (non il risparmio dei cittadini) ed i grandissimi patrimoni (per capirci, quelli dei miliardari), così come il lusso, gli sprechi e, soprattutto, l’evasione fiscale. Sarebbe anche il momento di spostare la tassazione dal reddito al patrimonio con qualche tipo di tassa patrimoniale, anche in questo caso, con progressività e concentrandosi sui grandi e grandissimi patrimoni.
Oggi, vige una sorte di dittatura del mercato e la politica sembra succube di quest’ultimo e non in grado di esercitare il suo ruolo di interlocutore dei poteri industriali e finanziari; questa tendenza deve essere assolutamente invertita: è fondamentale che la politica possa riprendere il suo ruolo di guida e non essere più succube dei poteri economici.
Non sono, però, favorevole a politiche di mero assistenzialismo che finiscono per creare storture, privilegi, sprechi e rendite di posizione. Né tantomeno è pensabile oggi che il pubblico sia in grado di erogare tutti i servizi che era in grado di erogare in passato ed è inevitabile che in certi contesti si debba necessariamente ricorrere al coinvolgimento degli operatori privati; ma il pubblico deve garantire che tutto questo avvenga nello stretto interesse della collettività e che il privato possa speculare il meno possibile. Fondamentale la tutela di tutti i beni comuni!
Infine, è vitale rilanciare il processo di integrazione europeo su basi politiche e sociali, non più solo economiche, ed occorre difendere strenuamente le conquiste che sono state conseguite. Non bisogna toccare la moneta unica, il trattato di Schengen, mentre occorre diminuire il peso dei governi nazionali, andando verso un Europa più federale, in cui sia rafforzato il ruolo del Parlamento e della Commissione Europea.