Provo a offrire qualche personalissima considerazione sul progetto Torino Mobility Lab e sulle “famigerate” pedonalizzazioni realizzate di recente in alcune vie e corsi di S. Salvario. Spero di riuscire a farlo in modo sufficientemente informato e scientificamente fondato.

 

Dati e basi scientifici:

  • In Italia, si hanno circa 80000 morti all’anno per inquinamento atmosferico, oltre 3000 per incidenti stradali (per dare un’idea dell’ordine di grandezza, nel giorno in cui scrivo, i morti per covid sono 37059);il danno è anche economico, ad esempio in termini di giornate di lavoro perso e di interventi sanitari, per una perdita di ricchezza nazionale del 4,7% di PIL.
  • È presente una forte mobilità “intraquartiere”: secondo i dati ISTAT, la media degli spostamenti a Torino è di circa 3 km, il 42% dei quali è percorso. In quanto di lunghezza inferiore ai 3 km, questi spostamenti in auto sono in gran parte evitabili.
  • Studi che risalgono già agli anni ’60, dimostrano che incrementando le possibilità di circolazione (più vie aperte, più corsie, ecc.), il traffico peggiora invece di attenuarsi (si tratta di un andamento evidentemente controintuitivo). Inoltre, i parcheggi sono attrattori di traffico: più parcheggi ci sono in una certa zona, più aumenta il traffico in quella zona (anche questo è controintuitivo). Con provvedimenti che rendano un po’ più difficoltoso il traffico degli assi interquartiere, si inducono le persone a cambiare alcune abitudini ed a smettere di utilizzare le auto, diminuendo il numero di veicoli circolanti e riducendo l’inquinamento atmosferico. Questa è, in parte, la ratio delle pedonalizzazioni. Diverso il discorso degli assi interquartiere, dove al più si agisce per mitigare la velocità dei veicoli, al fine di incrementare la sicurezza stradale.
  • Una volta ridotto il numero di auto, il traffico diventa più fluido anche per chi è obbligato a usarla.
  • Una volta realizzato un intervento, occorre però un certo tempo per metabolizzarlo e indurre i miglioramenti strutturali.
  • Quando si introduce un cambiamento, si fanno sentire sempre più i contrari che i favorevoli.
  • Laddove si pedonalizza, migliora sensibilmente il volume d’affari dei commercianti (vedasi pedonalizzazioni del centro).
  • Anche se sembra che cambiando regime il benessere di qualcuno diminuisca, sul lungo periodo il benessere di tutti aumenta.
  • I paesi più avanzati, in Europa e nel mondo, stanno andando nella direzione tracciata.

 

Informazioni: 

  • Torino Mobility Lab è un progetto della Città di Torino, in collaborazione con la Circoscrizione 8, pensato per facilitare gli spostamenti a piedi e in bicicletta a San Salvario; è stato finanziato grazie ai fondi governativi del cosiddetto Collegato Ambientale alla Legge 28 dicembre 2015, n. 221;è stato individuato S. Salvario (in quanto già destinatario della realizzazione della pista ciclabile), per sperimentare una nuova forma di mobilità. Alcune associazioni sono state incaricate dall’amministrazione di svolgere l'”accompagnamento sociale”, ossia informare i cittadini e raccogliere le loro opinioni.
  • Il Progetto è assai più ambizioso delle sole pedonalizzazioni, prevede un ripensamento completo della mobilità di S. Salvario (https://torinomobilitylab.it/).
  • I pedoni e i ciclisti (perfino gli utilizzatori dei monopattini) hanno gli stessi diritti degli automobilisti! Oggi lo spazio pubblico è destinato in modo sbilanciato alle automobili.
  • Non esiste un diritto al posto auto, tantomeno al posto auto vicino a casa. Posteggiando l’auto sul suolo pubblico si occupa il suolo stesso, per questo chi lo utilizza ne paga l’occupazione (come lo fa chi utilizza i dehors, ecc.).
  • Nel medio periodo, vi sarà ancora una grandissima fetta di utenti che saranno obbligati ad adoperare l’automobile per la maggior parte dei loro spostamenti (anziani, malati, disabili, persone che lavorano distanti dalle proprie abitazioni).

 

Opinioni:

  • L’enormità delle sfide del nostro tempo, in particolare quelle ambientali, richiede che si compia ogni sforzo per tentare di salvare la situazione, evitando un collasso climatico, ambientale e sanitario.
  • Occorre contenere gli spostamenti in automobile, convertendoli a forme di mobilità sostenibile, permettendo di effettuare gli spostamenti in sicurezza a piedi, in bici, con e-bike, così da ridurre il numero delle auto circolanti. Ciò produrrebbe un risparmio sulle spese legate all’auto, ridurrebbe gli incidenti stradali e quindi la pressione sul sistema sanitario.
  • Certamente, le aree pedonali vanno migliorate, con panchine, arredi, magari qualche tavolo da ping pong, ma occorre ricordare che per il momento si tratta di una sperimentazione.
  • Quando si parla di partecipazione, è fondamentale l’informazione/competenza del cittadino per rendere adeguata la sua capacità di valutare e di scegliere.
  • I cambiamenti strutturali comportano alcuni disagi inevitabili.
  • Le istanze di commercianti e residenti sono assolutamente legittime, ma si tratta di istanze di una frazione della comunità e di breve periodo. La sfida è trovare soluzioni per la gran parte della comunità e di lungo periodo.

 

Risposte a obiezioni comuni:

  • “In S. Salvario non si parcheggiava già prima, adesso…”.

Concordo, non si può negare il problema, eppure continuo a sostenere che cambiare in parte le nostre abitudini (ad esempio parcheggiare più distante e spostarsi poi a piedi), è una necessità che non può essere elusa.

  • “Prima bisognava risolvere il problema della movida”.

Assolutamente d’accordo!

  • “È il momento sbagliato, perché c’è l’estensione dei dehors e i lavori del teleriscaldamento”.

Concordo, ma i lavori del teleriscaldamento finiranno. Il provvedimento di estensione dei dehors vede la mia contrarietà e, se non verrà rinnovato, la situazione dovrebbe migliorare.

  • “Non andava fatto durante una pandemia!”

È nei momenti di crisi che occorre ripensare le nostre abitudini ed i nostri modelli sociali, economici ed ambientali. Proprio le conseguenze della pandemia fanno sì che bisogna tenere sotto controllo la mobilità (vedasi https://www.laqup.it/emergenza-covid19-il-momento-e-adesso/) e nel resto del mondo si sta andando nella stessa direzione: https://www.theguardian.com/world/2020/oct/12/liveable-streets-how-cities-are-prioritising-people-over-parking

  • “Le pedonalizzazioni sono state fatte male!”

Non ho elementi per affermarlo con certezza, ma, considerando gli attuali enormi limiti della pubblica amministrazione (evito di scendere nella polemica politica, dando una valutazione del lavoro della giunta attuale) non mi sorprenderebbe. Temo che se aspettiamo che le cose siano fatte a regola d’arte, non faremo mai nulla!

  • “Non sono state discusse né comunicato ai cittadini”.

Questo non è vero. Le associazioni, nei mesi precedenti, avevano diffuso questionari per consultare i cittadini, intervistato i commercianti, ecc. I loro mezzi però sono limitati ed è inevitabile che non siano riusciti ad arrivare a tutti. Anche in questo senso, se si fosse atteso di parlare con tutti, non si sarebbe fatto nulla! Probabilmente sarebbe stato opportuno porre maggiormente l’accento sulle basi scientifiche di queste scelte, cose che io ho provato, modestamente, a fare in questo post.

  • “La Circoscrizione non è stata informata”.

Non è vero! Sulle locandine di Torino Mobility Lab c’è anche il logo della Circoscrizione, che era presente agli incontri preparatori ed il progetto è stato presentato in commissione. Poi, che cosa l’amministrazione centrale abbia condiviso con la Circoscrizione e che cosa no, non sono in grado di dirlo.

  • “I cittadini sono contrari, quindi la pedonalizzazione non va confermata!”

Ora, tanto per cominciare, è impossibile valutare se la maggioranza dei cittadini sono favorevoli o contrari, perché non ci sarà mai la possibilità di sentire tutti e, come detto, si fanno sempre più sentire i contrari che i favorevoli. Inoltre, la partecipazione deve essere informata e non è questo il caso. Infine, temo che se avessimo ascoltato i cittadini avremmo ancora le auto in piazza Vittorio Veneto, in via Garibaldi e in via Lagrange. Ad un certo punto, occorre che le amministrazioni si assumano l’onere di decidere, avendo il coraggio di fare anche scelte impopolari. In fondo è per questo che esistono!

  • “Nessuno usa le aree pedonali: ci sono le foto!”

Dipende dall’ora in cui la foto viene scattata, dal clima e dalla stagione. Occorrono dei dati ponderati: le associazioni stanno monitorando l’utilizzo, vedremo l’esito.

  • “È aumentato l’inquinamento, perché la gente gira ore per trovare il parcheggio”.

È possibile, ma è chiaro, come ho spiegato, che occorre tempo perché tutti metabolizzino la nuova situazione e scattino i benefici. Quando gli utenti della strada capiranno che, quando possibile, non devono venire in auto, la situazione migliorerà.

 

Conclusione

Ecco la mia posizione:

  • Abbiamo problemi enormi che non possiamo permetterci di non affrontare con vigore; l’attuale modello di società e di città non è più sostenibile: http://www.riccardotassone.it/news/lemergenza-ambientale-dogma-liberista/
  • Certamente, alcun aspetti (ad esempio su Corso Marconi) possono essere ridiscussi e migliorati (ricordiamo che stiamo parlando di una sperimentazione).
  • Certamente, si possono spiegare meglio le basi di queste scelte.
  • Credo che la risoluzione del problema “movida” e il non rinnovo dell’estensione dei dehors, attenuerebbero le problematiche che molti cittadini denunciano.
  • Credo che le pedonalizzazioni realizzate siano una primissima risposta parziale agli enormi problemi citati, ma da qualche parte occorre iniziare.
  • Occorre migliorare le aree pedonali per renderle più fruibili, con arredi, panchine, ecc.
  • È fondamentale implementare anche le altre azioni previste dal progetto Torino Mobility Lab.

Pertanto, pur comprendendo le istanze dei cittadini e dei commercianti, ritengo che non si debba tornare indietro.

In sintesi, aggiustare ma non recedere!

 

 

Riccardo Tassone