L’estate, la vacanza, è il momento della riflessione e della rielaborazione. Così, ho deciso di trascrivere alcune considerazione su taluni fatti di interesse per il dibattito pubblico cittadino e nazionale e di condividerle con voi.

 

PD vs M5S

Il livello di scontro fra il Partito Democratico ed il Movimento 5 Stelle, negli ultimi mesi, ha raggiunto livelli parossistici, un confronto polemico di una virulenza che raramente abbiamo visto in passato, ad esempio fra il centrosinistra ed il centrodestra Berlusconiano (e, già questo è significativo). Da parte dei pentastellati, questo atteggiamento è del tutto comprensibile, vista la loro collocazione politica anti-tutto. Di contro, da parte del PD a trazione renziana, mi pare di intravedere un giochino abbastanza antipatico; grazie alla superficialità della base grillina e della loro classe dirigente, essi costituiscono lo specchietto per le allodole perfetto; il chiacchiericcio polemico contro di loro è la cortina di nebbia ottimale, o se preferiamo, l’arma di distrazione di massa, per coprire il fatto che le politiche del PD sono orientare a favore dei ceti dominati e dei gruppi di pressione economiche (banche, assicurazioni, petrolieri, ecc.). Ovviamente, poiché almeno apparentemente, il M5S dovrebbe essere il principale fattore di contrasto a questo tipo di politica, non può che essere l’avversario principale.

Questo significa che parteggio per il M5S?

Se fosse così, sarei iscritto a quel partito non già al PD.

Personalmente, mi sento vicino ad alcune loro istanze, in particolare il porre l’onestà come prerequisito per ogni azione politica ed, in generale, l’implementare una certa severità (almeno sulla carta) nel giudicare i comportamenti delle classi dirigenti, cosa che non guasta in un contesto in cui è così alto il livello di corruzione morale, prima ancora che fattuale (una certa tendenza a farsi gli affari propri invece che quelli della comunità). Anche l’attenzione ai temi ambientali (ad esempio il volere puntare sulle piccole opere, piuttosto che sulle grandi opere, sui piccoli eventi piuttosto che sui grandi eventi, ecc.) è positiva (ciclabilità, risparmio energetico). In altre parole, proprio quelle istanze di cui il PD ha una paura nera. In teoria, quindi, la sua presenza dovrebbe essere un fatto positivo, perché permetterebbe di mantenere un canale di vigilanza continuo sull’operato dei partiti e delle istituzioni. Purtuttavia, credo che esso presenti forti limiti che ne pregiudicheranno la crescita e la capacità di portare avanti un’azione politica efficace, di costituire, cioè, una reale alternativa. Ecco, in sintesi, quali sono, secondo me, tali limiti.

Base: Nella base pentastellati, è fortemente presente una componente (nel senso che certamente non si possono bollare tutti i militanti del movimento in questi termini) apparentemente non molto acculturata, alquanto propensa a credere a “bufale” e complotti ed a non documentarsi, a ragionare con la logica del tifoso (cosa che accade ovunque, peraltro), per partito preso ed in genere porsi in modo molto maleducato, mancando di rispetto al prossimo, soprattutto sul web. È, peraltro, una manifestazione di una tendenza che non saprei se considerare una sorta di “ignoranza psocologica” oppure di “cultura dell’ignoranza”; la parola chiave è evidentemente “ignoranza” ed è uno dei più gravi mali della società italiana (ci torneò nel paragrafo dedicato alla scuola).

Classe Dirigente: Le problematiche relative alla base, si portano dietro quelli relative alla classe dirigente (la mela non casca lontano dall’albero). Il rifiutare quasi ogni tipo di curriculum politico\amministrativo per i loro esponenti, insieme al porre l’onestà pressoché come unico prerequisito, fa sì che la loro classe dirigente ed amministrativa rischi di essere di qualità modesta. Questa problematica sta iniziando ad emergere in modo chiaro (basta ascoltare qualche dichiarazione dei vari Di Battista, Di Maio, Taverna, ecc. per capire di che cosa parlo) e credo sia una dei fattori che ha gravemente penalizzato il Movimento alle ultime elezioni amministrative.

Incapacità di Governare: Diretta conseguenza del punto precedente; basta osservare quanto sta accadendo a Roma ed, in parte, anche a Torino (su cui, però, mi soffermerò più avanti). Spesso, ravviso, altresì, mancanza di rispetto per le Istituzioni e di legittimazione democratica degli avversari. Li penalizza anche la loro non volontà di stringere alleanze (se nel 2013 avessero accettato la collaborazione, forse irrealistica, proposta da Bersani, ora parleremmo di un altro film).

Incoerenza: In molte realtà in cui il M5S amministra (ad esempio Roma) accade che esponenti della loro compagine siano sotto indagine, ma rimangano al loro posto; ciò dimostra che, quantomeno, il movimento si sta caratterizzando in termini sempre più pragmatici, ossia sembra che stia acquisendo alcune delle peggiori abitudini dei partiti tradizionali. Potremmo altresì parlare di cose accadute a Torino (vedasi più avanti).

Democrazia Interna: Fra direttori che tengono sotto tutela gli amministratori, correntismo spinto, elezioni in rete poco trasparenti ed Editti Bulgari trasmessi attraverso i blog di Grillo e la Casaleggio associati, la Democrazia non esiste all’interno del movimento e questo è inaccettabile!

Eppure, trovo assolutamente fuori luogo l’atteggiamento così fortemente polemico tenuto dal PD nei confronti dei pentastellati, essenzialmente per due ragioni:

a) Come detto, la ritengo una cortina fumogena per occultare le politiche antipopolari del PD.

b) Ritengo che sia moralmente sbagliato attaccare gli avversari quando al proprio interno, in particolare sull’aspetto morale, si fa acqua da tutte le parti.

Oggi il PD è in larga misura un aggregato di gruppi di potere, spesso collaterali ad interessi di tipo economico. Intendiamoci, il Potere non è qualcosa di intrinsecamente negativo: come dice il termine stesso, deriva dal verbo “Potere” ossia la possibilità di agire, di fare. Senza potere, non si può realizzare nulla in politica così come in qualsiasi ambito. Quindi non è sbagliato ricercare il Potere. È sbagliato utilizzarlo solo per tutelare lo status quo ed i propri interessi personali e non il bene comune.

Ancora più grave, il fatto che si evita di ammettere errori e sconfitte, anzi, li si nega e si tira dritto: si fa finta di ignorare come, dopo le politiche/regionali del 2014, il PD abbia sistematicamente perso TUTTE le consultazioni (elettorali e referendarie) che si sono svolte nei triennio successivo.

In tutto ciò, l’esempio di Torino è emblematico.

Molti di noi (il sottoscritto in primis) ha veduto arrivare la sconfitta da molto lontano (sarebbe istruttivo rivisitare, con il senno di poi, l’esperimento “Accorciamo le Distanze”). La giunta di centrosinistra non si è certo distinta per efficacia e simpatia (scontentando, ad esempio, i settori dell’ambientalismo torinese, i cittadini vittima della malamovida, quelli delle zone soggette alla costruzione dei parcheggi pertinenziali, ecc.) il che, sommato all’antipatia generale provata nei confronti di Renzi e del PD, ha fatto si che l’indubbio fascino che una candidatura come quella di Chiara Appendino (che, in ogni caso, ritengo essere una personalità di qualità ben superiore alla media dei pentastellati) abbia avuto vita facile. Noi eravamo lo status quo, un aggregato di potere, incrostato da più di vent’anni di dominio incontrastato (il cosiddetto “Sistema Torino”) che i torinesi, in sede di ballottaggio, non vedevano l’ora di mandare a casa. Ricandidare Fassino è stato un errore che in gran parte è stato originato dall’incapacità della classe dirigente di trovare un’alternativa credibile.

Non solo si è fatto di tutto per non riconoscere ed analizzato la sconfitta, ma chi l’ha originata ha continuato a tirare i fili del partito torinese ed a curare i suoi propri interessi.

Adesso, si cerca di coprire le proprie mancanze facendo più chiasso possibile verso la giunta pentastellata!

Ora, la giunta di Chiara Appendino fa acqua da tutte le parti! Le giravolte sull’urbanistica (ad esempio sui supermercati), sull’acqua pubblica, la pessima gestione della vicenda di Piazza San Carlo, per non parlare della stesura alquanto fantasiosa del bilancio (utilizzando fondi strutturali per la spesa corrente, un’operazione pessima), le contiguità inquietante fra alcuni esponenti del suo partito ed i centri sociali, le recenti nomine incompatibili ai vertici di SMAT e molte alte vicende che certamente dimentico.

Cionondimeno, sarebbe sbagliato non rilevare che vi è stato un cambiamento circa alcune politiche, rispetto alla giunta precedente, in direzioni che io ritengo giuste, in particolare sull’ambiente, il traffico e la ciclabilità. Un certo atteggiamento “pedagogico”, “educativo”, da parte della giunta (di cui si parla nel seguente articolo), volto a contrastate delle cattive abitudine dei Torinesi sulla sosta, la Movida (su cui tornerò più avanti) è assolutamente apprezzabile (visto che i cittadini non sono in grado di educarsi da soli, devono intervenire le istituzioni). Se il PD avesse a cuore questi temi, dovrebbe appoggiare tali provvedimenti.

Il punto, però, è che se il centrosinistra insiste con questa opposizione irragionevole, senza una profonda riflessione ed una prospettiva di rinnovamento generazionale e culturale, si andrà a schiantare di nuovo alle prossime elezioni!

Vi sarebbe una ghiotta occasione per fare tutto questo: il prossimo congresso provinciale. Peccato che il geniale Renzi ha pensato di fare svolgere cotali congressi con una tempistica artisticamente invidiabile: il tesseramento aperto durante due mesi estivi, congressi immediatamente dopo!

Ma anche se non fosse stato così, dubito che i notabili locali che posseggono i pacchetti di tessere precostituiti permetteranno un dibattito congressuale che non sia unicamente orientato al mantenimento dello status quo!

Riassumendo.

  • Il M5S fa acqua da tutte le parti eppure, reca delle istanze assolutamente giuste che dovrebbero essere implementate anche dal PD.
  • Il PD tiene un atteggiamento di chiusura totale nei confronti del M5S (certamente, in parte, giustificabile sulla base dell’atteggiamento tenuto da quest’ultimo), perché vuole coprire la propria aridità morale ed ha paura di quelle istanze.
  • A causa di questa aridità morale, il PD non è moralmente autorizzato a fare la predica a chicchessia.
  • Questa dinamica si manifesta sia a livello nazionale, sia a livello Torinese.

 

Sconfitta Elezioni Amministrative

La recente clamorosa sconfitta alle elezioni amministrative è l’ennesimo tonfo del PD targato Renzi, che, dopo l’exploit delle regionali/europee del 2014, non ha fatto altro che perdere: le Regionali 2015, le amministrative 2016 (con Roma e Torino), il Referendum ed ora le amministrative 2017. Se l’Italia fosse un paese normale, dopo una sì terrificante serie di sconfitte, il segretario si sarebbe dimesso da tempo, invece, gli amici Renziani si cimentano nel loro sport preferito: affermare che si è perso “per colpa delle divisioni interne”, dimenticando che, dal 30 aprile, non esiste più qualcosa che si possa internamente dividere. Orlando è diventata la particella di sodio in acqua Lete, Emiliano, poi, si è semplicemente dissolto. Bersani e D’Alema erano fuori già prima…Sono rimasti proprio solo quelli che affermano che ci sono le divisioni! Farebbero quasi tenerezza, se non fosse che stanno completamente negando la realtà dei fatti.

La lettura dell’accaduto, in particolare, delle ultime sconfitte, è abbastanza semplice, a mio parere. Il milione di voti persi alle ultime primarie, sono, nella mia visione, i voti dei non Renziani, così, che tra gli elettori del PD, sono praticamente rimasti i Renziani di stretta osservanza (ecco perché la vittoria col 70%). Essi sono indubbiamente molti, ma sono comunque una MINORANZA nel paese. È per questo che il PD va male alle elezione e, soprattutto, ogni volta che c’è una scelta secca (come i ballottaggi ed i referendum), che viene letta, ovviamente, in modo semplicistico (ma, gli italiani non sono, in media, dei grandi pensatori) come un sì o no a Renzi, l’esito non può  che essere scontato. Perché Renzi è un personaggio che divide, che non vuole ascoltare nessuno, che dà l’impressione di decidere solo lui e, soprattutto, è visto come l’emblema di un politica che si interessa solo di sé stessa e delle classi dominanti. E gli elettori, ogni volta che possono, cercano di darci una lezione. Come ho detto tante volte, oggi il PD è un treno che si sta andando a schiantare contro una montagna senza galleria (per quello che valgono i sondaggi e vagliando bene l’autorevolezza della fonte, invito a leggere questo articolo).

Il dibattito successivo si è, però, in gran parte concentrato su altro: non tanto sulle colpe della leadership del centrosinistra, ma sulle future alleanze. In questo, strano ma vero, sono d’accordo come Renzi: non ha molto senso parlare di alleanze e coalizioni nell’ambito di un sistema proporzionale! La discriminante, infatti, non è la creazione di coalizioni prima del voto, bensì quale atteggiamento si tiene nei confronti di quelli che, un domani, potrebbero diventare alleati. È evidente la predisposizione della leadership del PD a dialogare preferibilmente (in un contesto, in cui, comunque Renzi preferisce non dialogare con nessuno) con chi sta a destra del PD. Personalmente, spero che il Progetto di Pisapia vada a buon fine e che, una volta che ci si sarà liberati dal problema “Renzi” ci si possa ritrovare, ma, sulla base di quanto sta accadendo in questi giorni la vedo grigia.

 

Ordinanza Malamovida

La tanto contestata (per inciso, avete notato che quando si parla di alcool la gente si appassiona subito, mentre quando si parla di cose ben più serie…vabbè) ordinanza di Appendino sul divieto di vendita di alcolici in determinati luoghi ed in determinati orari, è una di quelle poche cose GIUSTE che la giunta torinese ha fatto e che, invece di criticare, dovremmo sostenere!

L’Ordinanza 46/2017, avente per oggetto “Misure in relazione all’urgente necessità di interventi volti a superare situazioni di grave incuria o degrado del territorio, dell’ambiente e del patrimonio culturale o di pregiudizio del decoro o della vivibilità urbana, con particolare riferimento alle esigenze di tutela della tranquillità e del riposo dei residenti, da attuarsi attraverso la disciplina degli orari di vendita di bevande alcoliche e superalcoliche nell’ambito di alcune aree delimitate della Città” si inserisce nel solco di una linea politica (di cui fanno parte anche la lotta alla malasosta, ai barbecue nei parchi, ecc.), della quale ho già parlato, orientata ad “educare” la cittadinanza, cosa giusta e doverosa per un popolo, quello Italiano, vittima di una grave regressione morale e civile (di cui sarebbe troppo lungo approfondire cause e conseguenze, ma vi invito a leggere questa pagina al paragrafo “Rinascita Morale”), che non sembra più in grado di “autoeducarsi” ed “autolimitarsi”. Per capire perché ritengo tale ordinanza giusta e sacrosanta, riporto brevemente la a mia opinione sul fenomeno “movida”, legandolo ad alcuni passaggi della narrativa del provvedimento, per dimostrare come esse coincidano quasi esattamente.

La prima domanda che ci si deve porre è la seguente: è moralmente accettabile uno stile di vita sulla base del quale il divertimento è una funzione del consumo di alcol (sostanza di per sé se non tossica, quantomeno impegnativa per il corpo omano, soprattutto per gli adolescenti, sui quali l’alcool interferisce permanentemente col cervello, compromettendo il processo di maturazione e provocando danni che possono risultare irreversibili, comportando, nell’adulto, problemi comportamentali tipici dell’adolescenza, come illustrato da questo servizio), del suo abuso, e di quello di altre sostanze psicoattive o che inducano la caduta delle inibizioni, dei freni, in definitiva della razionalità? Sostanze che, sul lungo periodo, hanno la potenzialità di danneggiare lo stesso organismo di chi le assume, compromettendo il loro futuro e pesando infine sul sistema sanitario. Fino a dove può giungere la libertà di “farsi del male” e dove l’amministrazione dovrebbe intervenire per mettere un freno all’incapacità delle persone di vincere i propri istinti ed a comprendere la necessità di limitare comportamenti autolesionisti? A parte il fatto che, personalmente, faccio fatica a capire questo particolare tipo di divertimento (ma può dipendere dal fatto che sono, orgogliosamente, astemio), ho una visione “razionalista”, nel senso che sono convinto che l’essere umano debba massimizzare la propria componente razionale e contenere i propri istinti, perché la razionalità ha una natura costruttiva, mentre gli istinti conducono al caos (“Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza” diceva il sommo poeta). In questo senso, non posso che ritenere che, alla base del fenomeno “movida”, vi sia uno stile di vita che un’amministrazione non dovrebbe, quantomeno, incoraggiare, se non contrastare. Ma questa è una posizione morale e qualcuno potrebbe obiettare che ognuno è libero di “farsi del male” quanto vuole. Allora, passiamo al secondo aspetto.

Quali sono le ricadute pratiche del fenomeno “movida”?

Volendo adottare un approccio meno filosofico e più pragmatico, si può evidenziare che il problema “pratico” deriva, parzialmente, da un altro aspetto. In altri paesi, questo tipo di fenomeni sociali si riescono a gestire in modo equilibrato e senza creare particolari disagi. In Italia no. Infatti, nell’ordinanza è scritto “la Questura di Torino (…) riscontrando numerose violazioni, sia di natura amministrativa, sia penale alla norma relativa alla vendita e somministrazione di bevande alcoliche (…) [ha confermato] espressamente che ‘il quartiere di S. Salvario sia divenuto luogo di elezione per la vita notturna della città, in cui numerosissimi avventori, molto dei quali molto giovani, hanno la possibilità di consumare -spesso direttamente per strada- bevande alcoliche fino alle prime ore del mattino, le cui conseguenze, dirette ed inevitabili sono costituite dal verificarsi di schiamazzi che impediscono alla cittadinanza di godere del diritto al riposo e dello stato di sporcizia e degrado in cui versano le strade, i marciapiedi e gli spazi pubblici. [Pertanto] al fine di arginare il fenomeno sopra descritto, si [ribadisce] che sarebbe quantomai opportuna una limitazione degli orari di apertura degli esercizi pubblici e commerciali nella zona di cui trattasi”. Tali intemperanze sono state incontrovertibilmente provate, ad esempiol’ARPA Piemonte (…) ha effettuato uno ‘Studio sul Rumore da Movida nel quartiere di S. Salvario. (…) Dalla relazione risulta espressamente che ‘il rumore da movida è tale da determinare anche il superamento del valore di attenzione notturno per la classe V (aree prevalentemente industriali) pari a 60 dB, che rappresenta la classe con i massimi livelli consentiti dalla legge in cui siano presenti edifici a destinazione residenziale, con incremento dei livelli sonori nel fine settimana (…), mente la fascia oraria maggiormente critica risulta essere dalle ore 23 alle 3, con livelli medi superiori a 70 dB. (…) Nella conclusione dell’ARPA si legge ‘In tutti punti di monitoraggio, i livelli riscontrati sono risultati nettamente superiori ai valori di attenzioni fissati per le rispettive classi acustiche di appartenenza, con un conseguente potenziale rischio per la salute umana e per l’ambiente’”. Il problema, come al solito, quindi, è il basso livello di senso civico, di propensione al rispetto delle regole e di educazione che caratterizza il nostro paese, in fase di ulteriore peggioramento, tanto che si rischia che vengano messe a repentaglio le basi stesse della civiltà. Il problema è che la gente non si limita a bere ed a chiacchierare dentro i locali: rimane in strada, schiamazza, parla ad alta voce, blocca il passaggio, intona cori da stadio, lascia oggetti al suolo, ecc., come detto, spesso senza nemmeno frequentare i locali. Infatti, sull’ordinanza si legge “In alcune zone della città (…) la presenza di attività economiche, in particolare di esercizi commerciali (…) risulta particolarmente elevata (…) consentendo la concentrazione di molte persone che dentro ed al di fuori dei locali, provocano grave disagio ai residenti”. (…) Le situazioni con maggiori criticità risultano essere quelle in cui gli avventori, non essendo gli esercizi commerciali dotati di spazi idonei al loro interno, consumano i prodotti acquistati all’esterno degli stessi, ovvero si concentrano all’esterno dei locali, soprattutto in tarda ora, formando folti gruppi che parlano ad alta voce, urlando e schiamazzando, provocando inevitabilmente disturbo al riposo dei residenti, che le rivelazioni dell’ARPA hanno registrato superiori al livello di normale tollerabilità”. Legandosi a quanto scritto precedentemente, il consumo di certe sostanze abbatte i freni inibitori, induce a comportamenti più irrazionali e contribuisce agli atteggiamenti molesti, al disturbo, al degrado. Infatti “Il consumo di alcolici contribuisce significativamente ad incrementare la loquacità/ilarità degli avventori decrementandone i freni inibitori, atteso che nel caso di consumo eccessivo si verificano i conseguenti fenomeni dell’ubriachezza…” e “labuso di alcol genera inoltre comportamenti irriguardosi verso lo spazio pubblico, in termini di pulizia, di igiene, di attenzione verso gli arredi urbani provocando una situazione di degrado avvilente per i residenti ed i frequentatori della rete commerciale nelle ore diurne, che impegna la Città ad effettuare interventi straordinari di pulizia”. Ebbene, se sui comportamenti individuali un’amministrazione pubblica può, forse, farsi da parte, sugli atteggiamenti che, per mancanza di educazione e senso civico, abbiano un’influenza negativa diretta sulla collettività e lo spazio pubblico, così come sul controllo e la sanzione di tali comportamenti deviati, essa NON PUO’ NON INTERVENIRE!

Ed ha la facoltà di farlo, come riporta il seguente passaggio dell’Ordinanza: “l’Art 32 del D. L. 6 dicembre 2011 n. 201, (…) disponendo che gli esercizi commerciali e di somministrazione di alimenti e bevande sono svolte senza vincoli o limiti (…) ribadendo, tuttavia (…) il rispetto di vincoli connessi alla tutela della salute, dei lavoratori dell’ambiente, ivi incluso l’ambiente urbano e dei beni culturali” e del resto “la Direttiva 2006/123/CE del parlamento europeo (Direttiva Bolkestein) riconosce, quali limiti all’accesso ed all’attività di servizi e del loro esercizio, “i motivi di interesse generale”, (…) tra i quali “l’ordine pubblico, la pubblica sicurezza, l’incolumità pubblica, la sanità pubblica, la tutela dell’ambiente, incluso l’ambiente urbano, il mantenimento dell’ordine sociale, la sicurezza stradale”, riconoscendo alle autorità amministrative la facoltà di disporre le restrizioni rese a tal fine necessarie, secondo principi di necessità, proporzionalità e non discriminazione”. Al netto del fatto che il Decreto Minniti ha dato maggiore libertà d’azione ai sindaci, per contrastare questo tipo di situazioni, è anche vero che, nel corso della passata consiliatura né il sindaco, né alcun assessore (qualcuno, addirittura ha avuto l’ardire di dire che “preferisce S. Salvario così”) avrebbe mai avuto il coraggio o la convinzione di proporre un provvedimento del genere: mancava la volontà politica.

C’è un terzo livello rispetto al quale andrebbe analizzato il problema e concerne la compatibilità tra fenomeni come quelli che caratterizzano la “movida” e le zone dove essi hanno luogo. La domanda è il seguente: è pensabile che quartieri storici, con vie strette, a carattere prevalentemente residenziale, possano essere in grado di “assorbire” una concentrazione di persone nell’ordine delle migliaia se non delle decine di migliaia, che si dedicano a fare baldoria, senza che questo possa recare profondi disagi alla salute, al decoro urbano, alla viabilità ecc.? Secondo l’ordinanza no, infatti “nel quartiere di San Salvario, dove circa 8100 abitanti sono interessati a questa problematica, la rumorosità più elevata si riscontra nel fine settimana senza differenza stagionali, con una fascia critica fra le ore 23 e le ore 3” e tali locali sono prevalentemente addensati in vie di ristrette dimensioni che amplificano la propagazione dei suoni”. Il punto fondamentale, però, è che la vocazione futura del quadrilatero di S. Salvario NON DEVE PIU’ ESSERE L’INTRATTENIMENTO NOTTURNO: non si può continuare così, infatti “in molteplici occasioni i residenti e le associazioni di cittadini delle suddette aree hanno promosso numerosi incontri (…) nel corso dei quali hanno rappresentato agli amministratori locali il perdurare delle problematiche generate dalla movida nelle ore notturne, segnalando e stigmatizzando le urla e gli schiamazzi degli avventori dei locali, l’abuso di bevande alcoliche, l’abbandono dei contenitori delle bevande sul suolo pubblico, atti vandalici e di danneggiamento e numerosi altri comportamenti di disordine urbano, sollecitando  l’adozione di provvedimenti necessari al loro superamento”. I residenti sono esasperati e “(…) da tempo chiedono azioni fortemente restrittive dell’esercizio delle attività presenti per garantire il riposo notturno e la tutela del diritto alla Salute”. Ecco il punto! Il Diritto alla Salute dovrebbe prevalere su qualunque altro diritto, infatti, “l’art 32 della Costituzione tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo, e risulta pacifico che il riposo notturno sia una componente fondamentale per il benessere psicofisico delle persone, e quando compromesso per qualsiasi ragione, possa derivarne pregiudizio per la salute”, cosicché “il Sindaco per motivi imperativi di interesse generale, correlate ad esigenze di tutela della salute pubblica, può limitare (…), l’esercizio delle attività commerciali, prevedendo disposizioni particolari di salvaguardia in relazione all’esercizio delle medesime attività, anche al fine di renderle compatibili con le funzioni territoriali in ordine alla viabilità, alla mobilità dei consumatori, all’arredo urbano, alla tutela dell’ambiente urbano e alla salute degli abitanti”. È evidente come “occorra intervenire al fine di tutelare il diritto alla salute dei numerosi residenti, arginando le possibili e concrete situazioni di rischio sopra ampiamente evidenziate e desumibili dalle citate relazioni tecniche (…), prevenendo comportamenti di irresponsabilità ed intemperanza che si registrano nelle ore notturne nelle zone particolarmente attrattive, con alta concentrazione di locali e pubblici esercizi, anche al fine di eliminare, o quantomeno contenere, fenomeni di pregiudizio alla vivibilità che si verificano nelle zone indicate, con specifico riguardo ai disagi ed alle situazioni di disturbo della tranquillità e del riposo notturno dei residenti, a tutela della salute pubblica, della salubrità dell’ambiente, dell’igiene pubblica, contrastando gli effetti  distorsivi e degenerativi delle sostanze alcoliche (…) anche al fine di prevenire e contrastare situazioni che favoriscono l’insorgere di gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana, trattandosi di comportamenti che arrivano a compromettere il decoro urbano, generando degrado e scadimento del livello generale di tranquillità percepito dalla cittadinanza”

Questo è il quadro che si presenta, un quadro desolante che viene denunciato, da anni, dal sottoscritto e dai residenti di San Salvario, sempre inascoltati. Finalmente, qualcuno ha avuto il coraggio di mettere il tutto per iscritto e provare a fare qualcosa, il che, quantomeno, costituisce un segnale politico importante. Ed allora, è non solo giusto, ma anche doveroso per quanto parziale, temporaneo e, forse di dubbia efficacia, un qualsiasi provvedimento che vada a colpire una delle cause prima di questa situazione: il consumo di alcool. L’ordinanza, essenzialmente, vieta la vendita di alcolici da asporto (cioè non consumati all’interno dei locali) dalle ore 20 alle ore 3, nelle zone più congestionate: quadrilatero di S. Salvario e Vanchiglia.

Se si diminuisce la possibilità di consumare alcolici (anche, se naturalmente, molti se li porteranno da fuori), si avranno le seguenti conseguenze:

– Diminuirà il numero di persone presenti nelle zone interessate (visto che queste vengono per lo più per consumare alcol), quindi si attenuerà il congestionamento.

– Diminuirà la loro “loquacità”, provocata dal consumo di alcol. Questo, insieme al punto precedente, diminuirà il livello complessivo di rumore.

– Diminuirà il numero di cocci e rifiuti abbandonati per la strada.

– Passerà finalmente il messaggio che S. Salvario non sia più una zona franca, dove tutto è permesso.

In effetti, qualche risultato sembra già esserci: “per i ristoranti la situazione in effetti è un po’ migliorata, ma per tutti noi è peggiorata sensibilmente” (tratto da questo articolo), cioè, si va verso un modello più sostenibile. Per queste ragioni, sostengo in modo incondizionato il provvedimento del Sindaco e spero sia prolungato!

 

Scuola

Qualche settimana fa, è scaduto il mio contratto di lavoro. E’ stata la mia prima esperienza di insegnamento (quasi) annuale sulle stesse classi e ne ho tratto alcune riflessioni (che vanno a sommarsi con quelle maturate negli scorsi anni), in particolare circa le problematiche della suola e della società italiana, che vorrei ora condividere con voi.

  1. La Burocrazia: Tra Piani di Lavoro, PDP, Corsi sulla Sicurezza, INVALSI, Relazioni Finali, Programmi, Recuperi, e molti altri che certamente dimentico, più le riunioni degli organi collegiali, quali, Dipartimenti, Consigli di Classe e Collegi Docenti (soprattutto questi ultimi) in gran parte di scarsa utilità, l’insegnante si trova più spesso a fare il burocrate che non il docente ed un sacco di tempo e di energie gli vengono sottratti da quella che dovrebbe essere la sua UNICA attività.
  2. Reclutamento dei Docenti: Nonostante i grandi proclami di assunzione, ecc., ecc., se un docente viene reclutato il 10 ottobre, ad un mese dall’inizio delle lezioni, non abilitato e di III fascia (come il sottoscritto), costringendolo ad un tour de force per completare i programmi (cosa pressoché impossibile a causa del ritardo iniziale, l’alternanza scuola-lavoro, su cui tornerò fra un attimo, gite, ecc.) significa che c’è qualcosa che non va!
  3. Alternanza Scuola-Lavoro: Il più grande disastro portato dalla “Buona Scuola”! A parte il fatto che si tratta di un termine inappropriato, perché il lavoro è, per definizione, retribuito e questo non lo è, a parità di programmi (per fortuna), porta via un sacco di tempo allo studio, ma anche alle lezioni (perché, in qualche forma, spesso questa viene svolta in orari curricolari); inoltre il tessuto imprenditoriale e lavorativo Italiano non è culturalmente pronto ad accogliere questo tipo di attività, come è, ad esempio, in Germania; gli studenti non vengono mandati in aziende innovative ed ad alta tecnologia e finisce che i ragazzi si trovano a fare fotocopie o attività simili. La verità è che un’impostazione del genere è sensata, anzi forse addirittura doverosa, sugli indirizzi tecnici e professionali, ma sui licei è semplicemente un assurdità, perché lo scopo dei licei è di forgiare dei cittadini che siano CONSAPEVOLI ed in grado di pensare con la loro testa e di prepararli per l’Università, non di farne dei lavoratori! La maggior parte dei docenti la ritiene una Follia ed è così, perché l’effetto finale sarà di rendere l’Italiano medio ancora più ignorante di quanto oggi non sia. Perché, non dobbiamo dimenticarci, che il principale problema della società italiana è l’ignoranza (oltre allo scarso senso morale ed alla superficialità, su cui tornerò) e questo meccanismo, contribuirà a diffondere ignoranza!
  4. Genitori: Come si sa, uno dei principali problemi della scuola oggi è il rapporto genitore-studente-insegnate. Un tempo sussisteva quello che era noto come “patto educativo”, fra docente e genitore, per cui, i due erano alleati e quando lo studente si comportava male e subiva una sanzione da parte del docente, i genitori si affannavano a rimproverare il figlio per il comportamento tenuto. Adesso, accade l’opposto: quando lo studente redarguisce, sanziona od anche solo dà un voto negativo al ragazzo, i genitori si affrettano a mettere in croce il docente e difendere il figlio. A me è capitato che genitori mi chiedessero un colloquio per rimproverarmi, o peggio ancora, mi attaccassero violentemente di fronte a tutto il consiglio di classe! È chiaro che, in questo contesto, il docente si ritrova sempre più solo, sempre più in difficoltà e si è di fronte ad un emergenza educativa gigantesca.
  5. Comportamento degli studenti: Ed ecco il vero problema, il fatto che gli studenti siano, oggi, trattati essenzialmente come oggetti di cristallo, dei principini. La scuola del passato (senza dovere andare troppo indietro, è sufficiente tornare ai miei tempi) era caratterizzata dal fatto che gli studenti dovessero tenere degli standard di comportamento di un certo livello e se li infrangevano, subivano delle conseguenza pesanti (ed i genitori non li difendevano!). Cose come quelle che accadono oggi, ad esempio studenti che si comportano in modo arrogante nei confronti del docente e si permettono di alzare pure la voce erano semplicemente inammissibili. La figura del docente godeva di un’autorevolezza molto superiore a quella che possiede oggi. Già, perché, oggi, agli studenti non si può fare praticamente nulla ed i metodi sanzionatori standard (essenzialmente le note) non hanno alcuna efficacia deterrente, soprattutto nei confronti dei “provocatori”, ossia quegli studenti che provano gusto nel provocare il docente, magari perché non hanno nessuna voglia di venire a scuola. Disturbo, comportamenti scorretti ed irrispettosi sono oggi la norma, sono considerati essenzialmente normali ed il docente è sostanzialmente impotente (soprattutto a causa della copertura da parte dei genitori che ho descritto nel punto 5). Tutto ciò, da una parte mina il lavoro del docente e la capacità di apprendimento da parte della classe, anche degli studenti seri che vorrebbero lavorare, dall’altro, pone un problema educativo abnorme. Allo stesso tempo, l’insegnante è legalmente responsabile di ciò che fanno gli studenti e rischia di essere sanzionato penalmente a causa dei comportamenti scorretti, se accade qualcosa. Perché se è vero che l’adolescente è caratterizzato dal fatto che la sua capacità di ragionamento e di autocontrollo non è completamente sviluppata (la corteccia prefrontale si sviluppa pienamente non prima dei 21 anni), non è indifferente il modo con cui tale esuberanza viene trattata e, se non gli viene insegnato, in modo deciso, che devono imparate a tenere a freno le loro pulsioni, diventeranno degli adulti non in grado di limitarsi, il che provocherà grossi problemi a loro stessi ed ad una società che, infatti, è caratterizzata da mancanza di serietà, di senso del limite e da edonismo sfrenato. Occorre mettere il docente nella condizione di potere, come un tempo, garantire la disciplina e l’educazione degli studenti, laddove la famiglia fallisce nel farlo. La permissività ed il buonismo nei confronti degli adolescenti non fa bene né a loro né alla società.
  6. Superficialità e Autoselettività della Scuola: L’ultima lezione che ho imparato quest’anno, che è strettamente legata a quelle del punto precedente, è l’estrema superficialità dei ragazzi di oggi. Ascoltando i loro discorsi, osservando il loro atteggiamento in classe, la tendenza a cercare di impegnarsi il meno possibile ed a trovare scorciatoie, la scarsa propensione ad impegnarsi per una causa (che sia politica o altro), soprattutto una grave lacuna nel ragionamento deduttivo, nella capacità di rielaborazione e di rispondere a domande, nonché l’edonismo sfrenato (ad esempio nel consumo di tabacco, alcol, droghe, ecc.) appare un quadro desolante. Sebbene questi tratti siano piuttosto comuni, vi sono sfumature per quanto concerne i singoli indirizzi. Oggi, purtroppo, la scuola è autoselettiva: studenti che vengono da famiglie che potremmo definire “culturalmente semplici” e/o economicamente o socialmente disagiate tenderanno ad accasarsi ad indirizzi che richiedono un minore impegno intellettuale e di studio; l’ascensore sociale è fermo! Stando così le cose, sono davvero preoccupato per il futuro della società italiana!

NOTA: Con ciò non vorrei che si maturasse un’idea sbagliata, ossia che quelli che sono stati miei studenti fossero dei pessimi soggetti. Non è così, per la maggior parte erano ragazzi nella norma, alcuni decisamente bravi ragazzi, a parte alcuni, singoli, casi. Il problema, è appunto, la “norma”.

La scuola, oggi, reca in sé i germi di quelli che sono i mali della società italiana.

La soluzione potrebbe essere relativamente semplice: sarebbe sufficiente ritornare ad una realizzazione più “pura” di scuola, gli insegnati devono insegnare e gli studenti studiare, come suggeriscono i termini. Ai docenti devono essere rimosse quelle costrizioni burocratiche e normative che ostacolano la loro attività, mentre dovrebbero essere forniti loro degli strumenti che consentano di implementare una disciplina ferrea e supplire a quel ruolo educativo che la famiglia pare avere perso. Gli studenti dovrebbero quindi essere messi nella condizione di essere soggetti a tale disciplina e non gli si dovrebbe chiedere di svolgere alcuna attività oltre lo studio (a parte qualche attività sportiva).

 

Trasparenza e congresso del PD

“Come sono belle le nostre riunioni in streaming”. [Matteo Renzi, ottobre 2016, Piazza del Popolo].

“Avevano detto che avrebbero trasmesso tutto in streaming ma devono avere finito i giga. Si sono chiusi nelle loro stanze e se le stanno dando di santa ragione”. [Matteo Renzi sul M5S].

Per chiudere, vorrei tornare un attimo sul PD, partendo da un evento apparentemente poco rilevante, ma molto significativo, cui legherò una riflessione sui prossimi congressi. E’ incredibile l’involuzione subita da questo partito in termini di apertura e trasparenza, durante la segreteria Renzi. Nel 2012 si fecero le primarie per i Parlamentari, nel 2013 si tenne aperto il tesseramento per mesi prima del congresso e ci si poté iscrivere fino al giorno stesso; la campagna congressuale nazionale si protrasse per molti mesi.

Quest’anno, abbiamo avuto un congresso nazionale supersonico che ha, pressoché, mortificato la discussione ed il confronto, qualche settimana fa sono stati convocati, di punto in bianco, senza che la cosa sia stata discussa in alcuna sede, i congressi provinciali e di circolo, col tesseramento aperto per MENO DI DUE MESI, DURANTE L’ESTATE: tesseramento balneare 2017, dal 17 luglio al 25 settembre! Un congresso lampo, esattamente come il congresso nazionale! Immaginate quante persone saranno sul piede di tesserarsi mentre sono a prendere il sole al mare od il fresco in montagna!!!

Infine, ciliegina sulla torta, apprendiamo che la Direzione Nazionale, successiva alla sconfitta alle amministrative, non sarebbe trasmessa in streaming, mortificando iscritti, elettori e militanti che non potranno seguire questo importante momento di confronto. Ci lamentiamo (giustamente) della assoluta mancanza di democrazia interna del M5S, ma, anche noi, siamo sulla buona strada…

Tutto ciò è parte della deriva leaderistica e antidemocratica che sta subendo il PD Renziano. In questo schema, si inserisce anche la convocazione dei congressi locali.

Perché si è scelta questa strada per i congressi?

Per due ragioni, credo:

  • A chi governa il partito (Renzi ed una ristretta cerchia di fedelissimi) non interessa minimamente il destino del PD, tantomeno a livello locale (sapendo benissimo che tanto, le candidature alle elezioni le deciderà lui), bensì solo ciò che si accorda coi sui progetti (infatti il congresso nazionale si è celebrato subito). Era essenziale “cavarsi il dente” in fretta, per poi dedicarsi alle “cose serie” (cioè le elezioni).
  • Probabilmente, il vero fine di programmare il congresso ora, con queste modalità, è di distrarre il partito per permettere a chi lo governa di fare cioè che gli interessa, senza che nessuno se ne accorga.

Cionondimeno, il congresso è, comunque, un’occasione straordinaria. Ma, siccome si voterà per tessere, quello che rischia di succedere è che le vecchie logiche prevalgano e l’unico modo per impedirlo è partecipare!

Proviamoci!!!

 

Riccardo Tassone