In questa pagina, è possibile trovare alcuni spunti concreti per la gestione della Circoscrizione 8 nel prossimo mandato amministrativo, nel caso il cui il sottoscritto sia (ri-)eletto consigliere. Di fatto, cercherò di esporre quali saranno le mie priorità per l’amministrazione del territorio, in coerenza con i miei principi ed i miei valori, illustrati nella pagina “PENSIERO POLITICO”; la presente pagina deve essere pensata come un tutt’uno con quella denominata “IDEE PER LA CITTA’”, anzi, sarà spesso complesso separare i due livelli di governo, dal momento che la Circoscrizione è dotata di poche competenze proprie e spesso il lavoro dei consiglieri si concentra, oltre che sulle questioni puntualissime come le buche per le strade od i tombini, sul fare proposte e pressioni nei confronti organi superiori di governo.

Questi sono naturalmente spunti personali, che trascendono i programmi e le proposte dei partiti e delle coalizioni; per chiarezza, ci tengo ad evidenziare che non si tratta di “promesse elettorali”, visto che, anche se eletto, non disporrò dei poteri diretti per realizzarli, perché sarò, comunque, uno su 25 ed il mio lavoro sarà di proporre, indirizzare e fare pressione perché si vada in un certa direzione.

In fine, ci tengo a specificare che questa pagina è pensata come un work in progress, perché altri spunti potrebbero aggiungersi, confrontandomi con i cittadini durante la campagna elettorale.

Il mio slogan elettorale è

RIPARTIAMO DAI FONDAMENTALI:

  • SERIETA’
  • SOBRIETA’
  • SENSO CIVICO

Vediamo come va interpretato…

1. TRASPARENZA: CONTRIBUTI E CONCESSIONI

Credo sia doveroso partire da una premessa di metodo.

Leggendo la pagina “PENSIERO POLITICO”, si può evincere come la mia candidatura abbia una connotazione principalmente valoriale, quale, cioè, esperienza finalizzata a portare, all’interno dell’amministrazione, dei principi e dei valori: serietà, sobrietà, legalità, trasparenza, rispetto delle regole, preminenza del bene comune, ecc. La questione che si vuole ora affrontare è come declinare questi principi nella pratica amministrativa.

Ebbene, la parte preminente delle competenze circoscrizionali è certamente quella relativa alla erogazione di contributi ed alla concessione di spazi. Il ruolo che il Regolamento del Decentramento assegna alle Circoscrizioni è proprio quello di enti di sussidiarietà, ossia esse basano il loro funzionamento sulla collaborazione con associazioni ed entità del territorio.

Credo sia, pertanto, opportuno iniziare illustrando quale sia la mia posizione generale su come dovrebbe essere gestito questo importante aspetto dell’amministrazione circoscrizionale.

Naturalmente, quello descritto è un meccanismo che richiede grande “tensione morale”, grande attenzione al fatto che i contributi erogati siano conformi alla reale preminenza del bene comune e non legati a logiche di “vicinanza”, interessi particolari od altre simili motivazioni; ad esempio, occorre evitare che si privilegi, con criteri soggettivi, un’associazione piuttosto che un’altra, o che si eroghino contributi a realtà che non ne hanno realmente bisogno. In effetti, è piuttosto comune che in ogni contesto emergano delle “piccole lobby” che cercano di influenzare l’amministrazione ed il flusso di finanziamenti a loro vantaggio, magari, grazie alla vicinanza a determinati soggetti all’interno dell’amministrazione stessa. Ovviamente, discernere e distinguere in quale grado un determinato progetto sia effettivamente di utilità pubblica ed in quale non lo sia risulta questione molto sottile, delicata e notevolmente influenzata dalla percezione soggettiva.

Fino a poco tempo fa, la decisione sull’erogazione di contributi era di pura discrezionalità politica; le associazioni presentavano progetti, ed era poi la giunta che li esaminava, decideva quali prendere in considerazione e quali no, quanto devolvere per ciascun progetto (all’interno di alcuni vincoli regolamentari e naturalmente sulla base dell’ammontare dei fondi messi a disposizione nell’ambito del bilancio comunale), per poi affidare la proposta al consiglio cui spettava la facoltà di deliberare. Da quest’anno, però, è in vigore un nuovo regolamento per la concessione di contributi che, sebbene introduca alcune rigidità che rendono talvolta complesso l’iter politico-amministrativo, separando nettamente i contributi ordinari da quelli straordinari ed imponendo delle procedure più rigorose, ha caratterizzato la “decisione” sulla base di una maggiore trasparenza. Tuttavia, la “tensione morale” di cui sopra deve rimanere alta.

Personalmente, ritengo che, ovviamente, una importante “quota” di discrezionalità politica sia indispensabile, altrimenti, non avrebbe neanche senso mantenere in funzione un consiglio elettivo. Tuttavia, nell’ambito delle linee generali tracciate dalle componenti politiche, è necessario che emergano strumenti che riportino la valutazione del singolo “progetto” ad una dimensione che sia la più “oggettiva” possibile. In pratica, una volta che l’amministrazione abbia stabilito di erogare contributi per una certa attività (per esempio “educazione ambientale per le scuole”, oppure “borse lavoro”), si proceda con bandi o comunque strumenti che tolgano alla politica la valutazione di quale associazione debba portare avanti il progetto e quindi essere destinataria dei contributi. Questo è un principio che dovrebbe essere implementato a prescindere da quale sia il meccanismo specifico di erogazione contributi ed il regolamento vigente.

Quali dovrebbero essere le priorità politiche per l’erogazione di contributi?

Negli ultimi anni, anche su mio forte impulso, l’amministrazione della Circoscrizione 8 ha adottato le seguenti priorità: Scuola, Lavoro, Sociale. Io credo che, in tempi di grave crisi educativa, economica e sociale, questa sia ancora la ricetta da adottare, tuttavia, la riforma del decentramento ha modificato alcune competenze, pertanto tali priorità dovranno essere ripensate sulla base delle nuove competenze. In ogni caso, ritengo che il principio alla base di quella scelta debba permanere, ossia, i contributi vanno indirizzati ad iniziative “fondamentali”, nel senso che devono essere orientare verso quelli che sono oggi i bisogni primarie delle persone, più che in base ad ideologie astratte o, peggio, sulla base di rapporti consolidati.

Inoltre, ritengo che, in linea generale, sia necessario che tutte le strutture e le associazioni del territorio, se e quando siano in condizione di farlo, si avviino sulla strada dell’autofinanziamento, quindi tendano verso l’autonomia finanziaria, come fa, ad esempio, da anni, il “Lombroso 16”, in modo da non pesare sul bilancio pubblico; mentre credo sia opportuno sostenere economicamente, valutata la bontà dei loro progetti, quelle realtà che si trovino nella fase di “startup”.

Leggermente diverso il discorso delle concessioni di spazi, in particolare quelle di lungo periodo. In questo contesto, il bando rischia di essere uno strumento in qualche modo distorsivo, in quanto, soprattutto in virtù del fatto che spesso gli spazi dati in concessione richiedono interventi molto rilevanti (e, generalmente, i bandi giustamente li pretendono da parte dei concessionari), si rischia che le concessioni vengano vinte da soggetti che abbiano una disponibilità economica rilevante, con la conseguenza che difficilmente le attività che verranno svolte potranno avere finalità aggregative di coinvolgimento del territorio, ma diverranno sostanzialmente centro di attività economiche.

Credo, invece che, nell’assegnare uno spazio, sia preminente il coinvolgimento delle comunità locali (cittadini, comitati, associazioni) affinchè essi possano in qualche modo essere un punto di riferimento di aggregazione e socialità per i territori su cui sorgono. Questi soggetti, però, difficilmente possono avere le disponibilità economiche per grandi interventi di ristrutturazione, messa in sicurezza, ecc, come normalmente un bando prevede. Per tanto, in questo caso, il bando non è lo strumento migliore e sarebbero più opportuni altri strumenti.

Infine, occorre ricordare che i titolari di concessioni o contributi sono custodi temporanei di beni\risorse pubbliche ed è quindi essenziale il monitoraggio delle concessione e dei progetti in essere, affinchè le prescrizioni in esse contenute siano rispettate in modo rigoroso e le attività svolte siano portate avanti nel pieno interesse pubblico ed, in generale, che i concessionari si comportino con il massimo livello di correttezza possibile. Evitiamo altri casi come quello del “Circolo Oltrepò”. Quando queste condizioni non si verificano è essenziale tenere un atteggiamento di massimo rigore nei confronti dei soggetti che non hanno tutelato i beni pubblici.

Su questi argomenti, ritornerò più avanti, quando parlerò di Poli Culturali e del Borgo Pilonetto.

In breve

  • L’amministrazione dovrebbe stabilire le priorità politiche per l’erogazione di contributi e concessioni.
  • Le priorità politiche dovrebbero essere indirizzate verso i bisogni primari della gente.
  • Per quanto riguarda i contributi, la valutazione del soggetto beneficiario deve essere massimamente oggettiva e la politica si deve fare da parte.
  • Per quanto riguarda le concessioni, occorre privilegiare strumenti che valorizzino le comunità locali affinchè esse siano coinvolte in modo che gli spazi siano punti di aggregazione e di socialità per i quartieri in cui sorgono.
  • Massimo rigore nel monitorare le concessioni ed i progetti in essere e sanzionare tutti comportamenti scorretti o comunque contrari all’interesse pubblico.

2. MOVIDA E “MALAMOVIDA”

 

2.1 LA SITUAZIONE

Movida San SalvarioQuello legato alla movida è forse “il problema” di S. Salvario, nel senso che è uno dei più complessi e delicati, tra i più sentiti dai residenti del quartiere e di cui maggiormente si discute nelle sedi istituzionali. Certamente è uno di quelli che, personalmente, sento di più e su cui mi sono maggiormente impegnato.

Le problematiche che affliggono il quadrilatero di San Salvario (e non solo), cioè la zona “storica” del quartiere, tra Corso Vittorio Emanuele II, Via Madama Cristina, Corso Marconi e Via Nizza, nelle fasce orarie interessate dal fenomeno della cosiddetta “Movida”, sono ormai note da lungo tempo, sia all’opinione pubblica, sia alle autorità che dovrebbero essere preposte alla risoluzione delle stesse. Eppure, la situazione, nel tempo, non è sensibilmente migliorata, anzi si è decisamente aggravata, accrescendo il senso di frustrazione ed impotenza, sia da parte dei cittadini che da parte dell’amministrazione circoscrizionale.

Il progressivo incremento della densità di locali di intrattenimento notturno nell’area, che ha sostituito lo storico tessuto socio-economico del quartiere, non adeguatamente monitorato e regolamentato, ha minato la qualità della vita dei residenti, mettendo a repentaglio la loro privacy e la loro salute, a causa dell’inquinamento acustico provocato dal gran numero di persone che frequentano i suddetti luoghi. La frequente mancanza nell’osservanza delle regole fondamentali di convivenza civile, in tali frangenti, induce criticità alla viabilità stradale, quale l’assenza di parcheggi per i residenti, nonché problematiche inerenti all’igiene, alla legalità ed all’ordine pubblico; in particolare sono stati evidenziati fenomeni di spaccio di sostanze stupefacenti, insistenti nella zona.

Nell’immaginario collettivo, soprattutto dei giovani e giovanissimi, come si evince da discorsi rubati in metropolitana e sugli autobus, “San Salvario” non è più un quartiere della città ma una sorta di “zona franca” dove, in certe ore ed in certi giorni, tutto diventa lecito e vige la prassi dello “sballo libero” (quante volte ho sentito da parte di gruppi di ragazzini frasi del tipo “stasera andiamo a fare casino in S. Salvario”). Migliaia di persone, quasi ogni sera, dalle h 22 alle h 3-4, occupano le strade ed i marciapiedi creando l’effetto di una sorta di “discoteca all’aperto” con cori da stadio, urla, tappi di bottiglia affogati nell’asfalto (ultima moda), risse frequenti, bottiglie rotte per strada, episodi di vandalismo e danneggiamento, spaccio diffuso, ecc.

Le criticità sono inevitabili per il fatto che non è possibile immaginare che un’area urbana, con quelle caratteristiche, possa accogliere un numero ed una densità tale di persona senza che si creino pesanti disagi; a questo aspetto vanno aggiunti l’età media piuttosto bassa degli avventori, la mancanza di senso civico (caratteristica intrinseca della popolazione italiana), e soprattutto, l’effetto dell’alcol a fiumi (e forse non solo di quello) che inibisce i freni inibitori. Inoltre, molti locali sono stati aperti in ambienti alquanto esigui e senza servizi adeguati alla clientela che attraggono, il che fa sì che, per lo più, i loro clienti si riversino in strada.

L’aspetto più negativo del fenomeno “movida” non è, infatti, il consumo di alcol in sé, ma il gigantesco assembramento che esso provoca in aree anguste. La radice prima del problema, quindi, si può fare risalire alla densità eccessiva di locali nell’area; è pur vero, però, che, per il fatto che la zona intorno a Largo Saluzzo è ormai considerata zona di bivacco libero, spesso i “clienti” non frequentano nemmeno più i locali, ma acquistano l’alcol in altre zone della città e vengono a consumarlo in loco e questa è una situazione che incomincia a danneggiare gli stessi gestori. Cionondimeno, è indubbio che la radice prima dell’assembramento è stata l’insediamento dei locali; qualora la loro presenza venisse meno, progressivamente si esaurirebbe anche il “bivacco”.

La questione non è solo più un problema di tipo commerciale, ma, a questo punto, è diventato un problema di ordine pubblico, di salute, di degrado urbano e di viabilità. I residenti sono infuriati e ne hanno eccellenti motivi, visto che viene messa a repentaglio la loro salute. Il tema politico non è più “movida sì” o “movida no”, bensì è in gioco la questione della capacità delle autorità preposte di esercitare il dovuto grado di controllo su una porzione di territorio che, in determinati momenti della settimana, appare sfuggire a qualsiasi logica di regolamentazione, tutela della legalità e convivenza civile.

In tal senso, nella mia visione, non si può affermare che la gestione delle problematiche inerenti alla Movida (o, più appropriatamente, “Malamovida”) in San Salvario, sia stata sufficiente da parte dell’amministrazione e delle autorità di pubblica Sicurezza. Troppe promesse sono state fatte e disattese, troppi tavoli convocati senza che si giungesse a risultati concreti, troppe volte i cittadini e l’amministrazione circoscrizionale si sono sentiti rispondere “non ci sono le risorse” per effettuare i controlli. Innumerevoli misure “tampone” sono state proposte, quali il blocco delle licenze solo temporaneo, il “pattuglione interforze”, l’anticipo degli orari di pulizia di AMIAT, il posteggio riservato ai residenti, ecc., ma l’esito di alcuna di queste misure è stato decisivo.

La Circoscrizione, tanto per cambiare, non ha i poteri e le competenze per risolvere il problema e, come suggerisce qualcuno, probabilmente, non saremo mai in grado di risolverlo, ma è nostro dovere tentare almeno di dare delle risposte politiche alla questione, di fare delle proposte molto chiare al Comune, che, se non accoglierà, se ne assumerà l’onere. In effetti, l’amministrazione circoscrizionale si è occupata con frequenza del tema, attraverso commissioni, consigli aperti, documenti approvati, sollecitazione alla autorità preposte ecc. Cionondimeno ritengo che non sempre le posizioni della Circoscrizione 8 siano state sufficientemente determinate, non quanto avrei personalmente auspicato, a causa di alcuni “freni” di natura politica.

Molte delle richieste della Circoscrizione VIII sono state sintetizzate nell’ordine del giorno, approvato all’unanimità il 17 luglio 2013 (Doc. n. 58/13), avente per oggetto “CONTRO GLI ECCESSI LEGATI ALLA MOVIDA”.

In sintesi, le richieste, nei confronti del Sindaco, degli Assessori Competenti e delle Autorità di pubblica sicurezza, contenute all’interno del suddetto documento, erano le seguenti

  • Orari: Limitazione agli orari dei locali che maggiormente creano disturbo, in accordo con i regolamenti vigenti.
  • Polizia Municipale: Riorganizzazione del servizio della Polizia Municipale, in modo tale da incrementare la presenza costante e continua di Vigili Urbani nelle ore serali e notturne, al fine di garantire la legalità ed il controllo del territorio, all’interno delle aree più critiche.
  • PIA: Dare seguito alla richiesta della Circoscrizione, attraverso due ordini del giorno, di un Piano Integrato d’Ambito (PIA), nell’area storica di S. Salvario, così da poter predisporre una pianificazione più accurata dell’occupazione di suolo pubblico da parte delle attività commerciali. Si accoglie molto positivamente la partenza dell’iter di istituzione dello stesso.
  • Viabilità: Riservare, tramite un confronto coi residenti dell’area, un numero ragionevole di parcheggi all’interno del quadrilatero di San Salvario, per i residenti stessi ed istituire una zona a traffico limitato per soli residenti nello stesso quadrilatero. Tutto ciò deve essere realizzato in un’ottica complessiva e razionale che tenga conto delle ricadute anche sulle zone circostanti.
  • Antibivacco: Estendere in tutto il quadrilatero di San Salvario la cosiddetta “ordinanza antibivacco”.
  • Ordine Pubblico: Richiedere, nei confronti della Autorità di Pubblica Sicurezza, a cominciare dal Prefetto (già più volte sollecitato), che la zona “calda” di movida, venga presidiata in modo costante e continuativo e non solo con interventi “una tantum”. In particolare, si richiede la presenza di un Posto di Polizia Mobile che stazioni presso Largo Saluzzo.

Di tutte queste proposte, sembra che solo quella relativa al PIA e quella relativa ai posteggi riservati siano state accolte.

Inoltre, a fronte di interventi emergenziali, assolutamente necessari, si è affermata la necessità di una riflessione complessiva e di prospettiva, su quella zona del quartiere con uno sguardo rivolto al futuro, immaginando quale possa essere il suo sviluppo e la sua futura vocazione (che deve essere, possibilmente, diurna). Infatti, dall’impoverimento merceologico del commercio nel quartiere deriva la necessità di adoperarsi per invertire il processo che ha portato alla prevalenza di attività di somministrazione notturna di alcolici a scapito della precedente notevole varietà di attività artigianali e commerciali diurne; altrimenti si corre il serio rischio di prospettare una desertificazione commerciale e sociale, nel momento in cui le “mode” indirizzeranno la frequentazione notturna verso altre zone della città. Tale lavoro deve essere svolto di concerto con l’amministrazione circoscrizionale.

 

2.2 IL MIO PENSIERO

Qual è dunque la mia visione del tema “movida” in generale e “movida di San Salvario” in particolare?

Io credo che il problema vada analizzato su tre differenti livelli.

  1. Livello Morale: La prima domanda che ci si deve porre è la seguente: è moralmente accettabile uno stile di vita sulla base del quale il divertimento è una funzione del consumo di alcol (sostanza di per sé se non tossica, quantomeno impegnativa per il corpo omano), del suo abuso, e di quello di altre sostanze psicoattive o che inducano la caduta delle inibizioni, dei freni, in definitiva della razionalità? Sostanze che, sul lungo periodo, hanno la potenzialità di danneggiare lo stesso organismo di chi le assume, compromettendo il loro futuro e pesando infine sul sistema sanitario? Fino a dove può giungere la libertà di “farsi del male” e dove l’amministrazione dovrebbe intervenire per mettere un freno all’incapacità delle persone di vincere i propri istinti ed a comprendere la necessità di limitare comportamenti autolesionisti? A parte il fatto che, personalmente, faccio fatica a capire questo particolare tipo di divertimento (ma può dipendere dal fatto che sono, orgogliosamente, astemio), se leggete la pagina “PENSIERO POLITICO”, vi renderete conto che io ho una visione “razionalista”, nel senso che sono convinto che l’essere umano debba massimizzare la propria componente razionale e contenere i propri istinti, perché la razionalità ha una natura costruttiva, mentre gli istinti conducono al caos. In questo senso, non posso che ritenere che, alla base del fenomeno “movida”, vi sia uno stile di vita che un’amministrazione non dovrebbe, quantomeno, incoraggiare, se non contrastare. Ma questa è una posizione morale e qualcuno potrebbe obiettare che ognuno è libero di “farsi del male” quanto vuole. Allora, passiamo al secondo aspetto.
  2. Livello Educativo (Senso Civico): Volendo adattare un approccio meno filosofico e più pragmatico, si può evidenziare che il problema “pratico” deriva, parzialmente, da un altro aspetto. In altri paesi, questo tipo di fenomeni sociali si riescono a gestire in modo equilibrato e senza creare particolari disagi. In Italia no. Perché? Il problema, come al solito, è il basso livello di senso civico, di propensione al rispetto delle regole e di educazione che caratterizza il nostro paese e che, come spiego nella pagina “PENSIERO POLITICO”, è in fase di ulteriore peggioramento, tanto che si rischia che vengano messe a repentaglio le basi stesse della civiltà del paese. Il problema è che la gente non si limita a bere ed a chiacchierare dentro i locali: rimane in strada, schiamazza, parla ad alta voce, blocca il passaggio, intona cori da stadio, lascia oggetti in strada, ecc., come detto, spesso senza nemmeno frequentare i locali. Come scritto, però, la questione è solo parzialmente slegata da punto 1, perché, comunque, il consumo di certe sostanze abbatte i freni inibitori, induce a comportamenti più irrazionali e contribuisce agli atteggiamenti molesti, al disturbo, al degrado. Ebbene, se sui comportamenti individuali un’amministrazione pubblica può, forse, farsi da parte, sugli atteggiamenti che, per mancanza di educazione e senso civico, abbiano un’influenza negativa diretta sulla collettività e lo spazio pubblico, così come sul controllo e la sanzione di tali comportamenti deviati, un’amministrazione NON PUO’ NON INTERVENIRE!
  3. Livello Urbanistico: C’è un terzo livello rispetto al quale andrebbe analizzato il problema e concerne la compatibilità tra fenomeni come quelli che caratterizzano la “movida” e le zone dove essi hanno luogo. La domanda è il seguente: è pensabile che quartieri storici, con vie strette, a carattere prevalentemente residenziale, possano essere in grado di “assorbire” una concentrazione di persone nell’ordine delle migliaia se non delle decine di migliaia, che si dedicano a fare baldoria, senza che questo possa recare profondi disagi alla salute, al decoro urbano, alla viabilità ecc.? La questione è complessa, perché negli ultimi anni le amministrazioni hanno perso pressoché qualsiasi facoltà di pianificazione commerciale (ordinaria) e purtuttavia, non credo che, per l’amministrazione sia possibile tenere atteggiamenti pilateschi e non cercare una via per fare sì che determinate aree possano essere indirizzate verso specifiche utenze commerciali e che siano liberate da fenomeni di degrado. Vi è una corrente di pensiero, in base alla quale, si ritiene che sarebbe opportuno tentare di individuare delle aree periferiche, da riqualificare che possano essere facilmente controllate, da destinare al “divertimento notturno”. Un’idea di questo tipo non può che basarsi sul principio della “riduzione del danno”, che, poiché io ritengo il fenomeno movida problematico in sé, non mi entusiasma, ma è un’ipotesi su cui si potrebbe comunque ragionare. Il punto fondamentale, però, è che la vocazione futura del quadrilatero di S. Salvario NON DEVE PIU’ ESSERE L’INTRATTENIMENTO NOTTURNO.

 

2.3 POSSIBILI SOLUZIONI

Che cosa si potrebbe pensare di fare, dunque?

Come ho già detto, la questione è estremamente complessa e gli strumenti di intervento a disposizione dell’amministrazione, limitati; cionondimeno, credo che il problema sia innanzi tutto di volontà politica. Non credo che l’insediamento della movida in San Salvario sia stato del tutto spontaneo, ritengo che vi sia stata un’azione progettuale, in anni trascorsi, quindi una volontà politica di realizzarla. In seguito, è stato sempre più palese, probabilmente anche per difficoltà oggettive e per il fatto che il fenomeno porta in sé anche dei vantaggi per l’amministrazione (in termine di tasse versate, di ricadute occupazionale, ecc.), il fatto che, all’interno dell’amministrazione, vi sono dei soggetti che hanno sempre difeso a spada tratta i locali e si sono sempre opposti a misure incisive. Anche la Circoscrizione, che pure ha sempre fatto del tema una sua priorità, non ha mai preso posizioni sufficientemente determinate e certamente meno determinate di quanto avrei fatto se avessi potuto decidere individualmente, su questo fondamentale aspetto, perché qualcuno frenava. Io credo, quindi, che occorra invertire questa tendenza. L’amministrazione dovrà assumere una posizione chiara e netta: L’INTERESSE PUBBLICO DEVE PREVALERE SU QUELLO PRIVATO, LA PRIORITA’ DEVE ESSERE LA SALUTE ED IL DECORO URBANO, NON IL DIVERTIMENTO O LA TUTELA DI DETERMINATI TIPI DI ATTIVITA’ ECONOMICHE! Condizione necessaria e sufficiente è quindi una forte volontà politica in merito!

Uno dei primi aspetti con cui si potrebbe concretizzare questa volontà politica e che è già stata implementata da un parte della giunta circoscrizionale, nello scorso mandato, consiste nel non organizzare, sponsorizzare, patrocinare o comunque, in qualunque modo incoraggiare eventi di qualunque tipo all’interno del quadrilatero di S. Salvario, in orario serale e notturno. Questo sia per non aggravare una situazione già caotica producendo un ulteriore flusso di persone, sia per dare un messaggio anche da un punto di vista simbolico su quella che deve essere la futura vocazione del quartiere, diversa da quella legata all’intrattenimento notturno.

Acquisita quella, il passo successivo è la MASSIMA INTRANSIGENZA SUL RISPETTO DI TUTTE LE REGOLE, ATTUAZIONE DI CONTROLLI E L’INFLIZIONE DI SANZIONI, in particolare in riferimento alla VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) e VIS (Valutazione di Impatto sulla Salute). Per quanto i controlli sul rispetto delle leggi e del regolamento siano, in verità, una competenza di natura tecnica, è innegabile che una forte volontà politica sia indispensabile affinchè essi si realizzino effettivamente. E’ quindi necessario procedere con verifiche a tappeto per il rispetto di tutte le norme, sia quelle di natura legislativa, sia di natura amministrativa (regolamenti edilizi, ad esempio sulla superficie minima legale del locale per la somministrazione), fiscali, quelle inerenti ai regolamenti di somministrazione, divieto di vendita ai minorenni, limiti acustici, orari, igienico sanitari, viabilità, parcheggio, ecc. Se, per un certo periodo di tempo questo fosse effettivamente fatto, probabilmente tanto i gestori quanto gli avventori inizierebbero ad osservarli in modo più puntuale, contribuendo al miglioramento generale della situazione.

Inoltre, poiché l’aspetto che crea maggiore disagio è l’assembramento e spesso il bivacco in strada, il che costituisce un’occupazione impropria di uno spazio pubblico ed è in gran parte responsabile dei rumori molesti e del degrado del decoro urbano, occorrono misure per contenerlo. Negli ultimi anni, molte città italiane per tutelare il loro centro storico o altre aree sensibili, al fine di aiutare le autorità a contrastare l’assembramento ed il degrado, si sono dotati di una cosiddetta “ordinanza antibivacco”. Credo che questa sia una linea d’azione da portare avanti anche a Torino, nelle zone più critiche.

Per poter realizzare tutto ciò, è necessario disporre di personale adeguato. Si tratta di uno degli aspetti più difficili da trattare, perché, ad esempio, su tutto il territorio della Città sono disponibili circa 1600 vigili urbani, una quantità troppo limitata, rispetto alle reali necessità, che si riduce ulteriormente nelle ore notturne (l’unica sede aperta durante la notte è quella di via Bologna). Inoltre, la polizia municipale ha solo competenze inerenti ai controlli amministrativi e non inerenti all’ordine pubblico, quindi è fondamentale la sinergia con tutte le forze dell’ordine; le autorità di pubblica sicurezza non dipendono, però, dal Comune. È certamente problematico il fatto che, essendo il personale di pubblica sicurezza in numero così limitato , esso si trova in condizione di difficoltà rispetto alle folle oceaniche che invadono lo spazio pubblico, cosicché, intervenendo, esso rischia la propria incolumità. Cionondimeno, in questi anni, sono arrivate molte segnalazioni di disservizi da parte delle autorità, come mancata risposta alle chiamate, mancati interventi a seguito di chiamate, assenza di interventi nonostante la presenza delle autorità competenti, ecc. Certamente, non è concepibile che le autorità possano abdicare alla loro responsabilità di controllo dello spazio pubblico; non possiamo più permetterci di sentire affermazioni come “fare girare il personale in divisa equivarrebbe ad una ‘’provocazione’’”. Queste problematiche devono essere affrontate di petto e, se non risolte, almeno attenuate; in particolare, occorre una riorganizzazione del personale sia di Polizia Municipale sia delle Forze dell’Ordine affinchè la loro azione coordinata possa essere maggiormente efficace, in particolare nelle ore notturne; soprattutto, va rafforzata la presenza delle autorità, dopo la mezzanotte, piuttosto che prima, in una fascia oraria, cioè, dove i disagi sono minori.

Non credo, però, che l’effettuazione di controlli sia una risposta sufficiente: occorrerebbero interventi più incisivi e radicali; occorrerebbe ipotizzare delle modalità per diminuire la densità dei locali o quantomeno contenerne l’impatto negativo. Come illustrato sopra, mentre la Città ha perso la capacità di programmazione ordinaria per quanto concerne la pianificazione commerciale, ha purtuttavia mantenuto dei poteri straordinari di intervento. A questo proposito, mi permetto di riportare alcuni estratti di testi di legge:

D.L. n°201 del 6/12/2011: “Secondo la disciplina dell’Unione Europea e nazionale in materia di concorrenza, libertà di stabilimento e libera prestazione di servizi, costituisce principio generale dell’ordinamento nazionale la libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali sul territorio senza contingenti, limiti territoriali o altri vincoli di qualsiasi altra natura, esclusi quelli connessi alla tutela della salute, dei lavoratori, dell’ambiente e dei beni culturali.”
“Le disposizioni recanti divieti, restrizioni, oneri o condizioni all’accesso ed all’esercizio delle attività economiche sono in ogni caso interpretate e applicate in senso tassativo, restrittivo e ragionevolmente proporzionato alle perseguite finalità di interesse pubblico generale, alla stregua dei principi costituzionali per i quali l’iniziativa economica privata è libera secondo condizioni di piena concorrenza e pari opportunità tra tutti i soggetti, presenti e futuri, ed ammette solo i limiti, i programmi e i controlli necessari ad evitare possibili danni alla salute, all’ambiente, al paesaggio, al patrimonio artistico e culturale, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana e possibili contrasti con l’utilità sociale, con l’ordine pubblico, con il sistema tributario e con gli obblighi comunitari ed internazionali della Repubblica”.
D.L. n°59 del 26/3/2010 art. 64 comma 3 (modificato D.L. n° 147 del 6/08/2012): “Al fine di assicurare un corretto sviluppo del settore, i comuni, limitatamente alle zone del territorio da sottoporre a tutela, adottano provvedimenti di programmazione delle aperture degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande al pubblico di cui al comma 1, ferma restando l’esigenza di garantire sia l’interesse della collettività inteso come fruizione di un servizio adeguato sia quello dell’imprenditore al libero esercizio dell’attività. Tale programmazione può prevedere, sulla base di parametri oggettivi e indici di qualità del servizio, divieti o limitazioni all’apertura di nuove strutture limitatamente ai casi in cui ragioni non altrimenti risolvibili di sostenibilità ambientale, sociale e di viabilità rendano impossibile consentire ulteriori flussi di pubblico nella zona senza incidere in modo gravemente negativo sui meccanismi dì controllo in particolare per il consumo di alcolici, e senza ledere il diritto dei residenti alla vivibilità del territorio e alla normale mobilità. In ogni caso, resta ferma la finalità di tutela e salvaguardia delle zone di pregio artistico, storico, architettonico e ambientale e sono vietati criteri legati alla verifica di natura economica o fondati sulla prova dell’esistenza di un bisogno economico o sulla prova di una domanda di mercato, quali entità delle vendite di alimenti e bevande e presenza di altri esercizi di somministrazione.”

Non credo vi siano dubbi sul fatto che molte delle condizioni negative tra quelle evidenziate negli estratti mostrati, sulla base delle quali l’amministrazione potrebbe intervenire, si verifichino puntualmente in certe aree soggette a “movida”, in particolare in S. Salvario e che quindi l’amministrazione potrebbe procedere a elaborare “limiti, i programmi ed i controlli necessari”, nonché “divieti o limitazioni all’apertura di nuove strutture”, per tutelare l’interesse pubblico in quelle aree, ad esempio bloccare le nuove licenze come fatto giustamente (seppure insufficientemente) nel 2013. Non è quindi vero, come sostengono alcuni soggetti dell’amministrazione, che queste cose “non si possono fare”, in quanto cadrebbero al primo ricorso, semplicemente devono essere ben motivate (come accaduto nel 2013 ed, infatti, il tribunale ha dato ragione all’amministrazione), con delle istruttorie ben fatte e fondate ed anche questo, a mio modo di vedere, è possibile se c’è la volontà politica. Vi sono vari altri aspetti, accessori, ad esempio l’efficientamento degli iter burocratici, affinchè la concessione dei permessi sia tale per cui la verifica del rispetto delle norme (in particolare quelle relative a VIA e VIS) avvenga prima e non dopo l’apertura. Inoltre, occorre prevenzione, ad esempio con segnali che ricordino la necessità di un comportamento civile e la vigilanza da parte dei gestori, alla luce della recente sentenza della Corte di Cassazione che ha, appunto, attribuito a questi la responsabilità della vigilanza sul comportamento dei loro clienti ANCHE all’ESTERNO dei locali.

In particolare, un aspetto da trattare è quello relativo agli orari. Purtroppo l’“assembramento”, continua ben oltre la chiusura dei locali, quindi è necessario che essi chiudano il più presto possibile, in modo che esso, a sua volta, si diradi il prima possibile. Del resto, forse, occorrerebbe che l’amministrazione cercasse di modificare anche un po’ le abitudini dei cittadini in merito. Il fatto di entrare nei locali alle 23 ed andare avanti fino alle 5, è un sottoprodotto della modernità. È solo un’abitudine, si potrebbe benissimo incominciare la serata alle 21 ed andare a casa a mezzanotte. Il Regolamento “PER L’ESERCIZIO DELL’ATTIVITA’ DI SOMMINISTRAZIONE DI ALIMENTI E BEVANDE DEGLI ESERCIZI PUBBLICI”, recita, all’art. 21, comma 2: “Il Sindaco può limitare le aperture notturne o stabilire orari di chiusura correlati alla tipologia ed alle modalità di esercizio dei pubblici esercizi per specifiche esigenze di tutela della salute umana nonché dell’ambiente urbano e del patrimonio culturale, previa segnalazione degli organi o degli enti preposti alla tutela dei suddetti interessi”. Occorrerebbe, pertanto, accorciare la fascia oraria di apertura, progressivamente, prima all’1, poi a mezzanotte (chiusura assoluta per i dehor e possibilità di continuare l’attività all’interno solo a condizione di opportuno isolamento acustico).

Infine, oltre all’aspetto prettamente emergenziale\sanzionatorio, vi è quello legato alla visione di lungo periodo, rispetto alla vocazione del quartiere e della città, in un ottica in cui l’intrattenimento notturno vada infine ad esaurirsi. Vi sono due aspetti a riguardo.

Innanzi tutto, appunto, occorre ipotizzare la futura vocazione del quadrilatero di S. Salvario, anche in previsione dello spostamento del “fenomeno movida” in altre aree della città, onde evitare una desertificazione commerciale che si potrebbe prospettare e che condurrebbe inevitabilmente ad un’ulteriore degrado. Tale vocazione futura dovrebbe essere coerente con una connotazione urbanistica caratterizzata da un quartiere storico, centrale, con vie strette ed a carattere prevalentemente residenziale. Il quadrilatero di S. Salvario era, in passato, sede di un gran numero di botteghe artigiane. Ricostruire la vocazione artigianale e di intrattenimento al massimo serale (ristoranti) potrebbe essere la strada giusta per dare una nuova identità al quartiere. Vi possono essere vari strumenti per realizzare questo, ad esempio mediante sgravi fiscali, incentivi per i giovani artigiani, adeguamento delle valutazioni catastali, ecc.

Infine occorre domandarsi se vi possano essere degli strumenti di tipo urbanistico (ad esempio modifica del Piano Regolatore), che possano consentire di disincentivare le attività di intrattenimento notturno nei territori più critici ed eventualmente, indirizzarli verso altre aree attrezzate appositamente, in zona periferiche (ad esempio in aree industriali dismesse), insonorizzate e dotabili di presidi sanitari e di forze dell’ordine, servizio di nightbuster che colleghi il centro con tali luoghi permettendo agli avventori di “divertirsi” senza recar danno né a se stessi né agli altri. Come ho detto, però, si tratta di un’ipotesi che solo parzialmente mi convince, perché si tratta comunque di riconoscere un atteggiamento presente nella società e di dare via libera allo stesso sulla base del principio della “riduzione del danno”. È comunque molto complicato da realizzare, perché la città non ha pressoché a disposizione strumenti di pianificazione commerciale.

 

2.4 SINTESI DELLE SOLUZIONI

In breve:

  • Volontà Politica: L’amministrazione, in primis quella circoscrizionale, ma soprattutto quella centrale, dovrebbe assumere una posizione di massima fermezza rispetto alle questioni relative alle criticità legate al “divertimento notturno”, declinata nei seguenti termini
    1. PREMINENZA DELL’INTERESSE PUBBLICO SU QUELLO PRIVATO.
    2. PREMINENZA DELLA SALUTE E DEL DECORO URBANO SUL DIVERTIMENTO E LA VALENZA ECONOMICA DELLE ATTIVITA’ COMMERCIALI.
    3. MASSIMA INTRANSIGENZA SUL RISPETTO DI TUTTE LE REGOLE, ATTUAZIONE DI CONTROLLI E L’INFLIZIONE DI SANZIONI.
  • Controlli: Massimizzare l’attuazione di controlli nelle aree di movida, relativi al rispetto di ogni norma di legge, così come di ogni regolamento comunale, in particolare in riferimento alle VIA e VIS. Inoltre, occorre che la notifica della sanzione venga spedita nel giro di pochi giorni. Tra le norme da osservare, vi sono, ad esempio, le seguenti
    1. Regole concernenti la somministrazione delle bevande alcoliche (ad esempio divieto della vendita a minorenni, con richiesta di esibizione di documento di identità, rispetto delle norme relative alla vendita di bottiglie in vetro, ecc.).
    2. Regole fiscali (emissione di scontrini, rispetto delle norme sulla tutela dei lavoratori, ecc.).
    3. Normative edilizie, igienico-sanitarie (ad esempio, adeguatezza degli impianti e del rispetto delle norme di sicurezza, numero massimo di clienti che possono essere serviti rispetto alla superficie interna e dei dehor, adeguatezza dei servizi igienici dei locali, anche in rapporto al numero dei clienti abituali), ecc.
    4. Rispetto delle norme relative ai limiti delle emissioni acustiche (ossia, come riporta il “Piano di Classificazione Acustico”, per quanto riguarda le emissioni, dalle h. 22 alle h. 6: massimo 40 dB per le aree prevalentemente residenziali e 45 dB per le aree miste) eventualmente anche mediante installazione di strumenti di rilevazione in remoto dell’intensità sonora, con automatismo di sanzione in caso di sforamento.
    5. Regole relative alla viabilità (presenza di persone sulle carreggiate, divieti di sosta, passi carrai, doppie file, parcheggio su marciapiedi, piste ciclabili o comunque in aree su cui non sia permessa la sosta, ecc.), al tasso alcolico, ecc., possibilmente con sanzioni immediate.
    6. Regole relative allo smaltimento dei rifiuti (ad esempio bottiglie, bicchieri, ecc.) ed al decoro urbano (ad esempio, orinazione in luogo pubblico, ecc.).
  • Prevenzione: Installazione di segnali contenenti le regole di comportamento civile, colloqui tra i vari attori del territorio, tra cui Educatori di strada, Forze dell’Ordine, avventori. Maggiore frequenza nel lavaggio delle strade e dei bidoni.
  • Pubblica Sicurezza: Organizzare il personale preposto allo svolgimento dei controlli ed al presidio del territorio nelle aree e negli orari critici, in numero adeguato all’efficacia dell’azione. Intervento contestuale e massimo coordinamento fra la Polizia Municipale (che ha compiti di sanzione amministrativa) e le Forze dell’Ordine (che vigilino su legalità ed ordine pubblico). Posizionare un posto di polizia mobile che stazioni in Largo Saluzzo negli orari più critici.
  • Decongestionamento locali e riduzione impatto: Anche adoperando i poteri straordinari attribuiti al Sindaco (ad esempio dal D.L. n°59 del 26/3/2010, art. 64 comma 3, modificato D.L. n° 147 del 6/08/2012), intervenire per tentare di diminuire la densità di locali nelle aree critiche ed il loro impatto sulle criticità, con le opportune istruttorie, in modo da fare sì che tali azioni reggano in giudizio. In particolare:
    1. Bloccare nuove licenze nelle aree critiche ed in quelle immediatamente limitrofe.
    2. Eventualmente, intervenire con sanzioni importanti, compresa la chiusura, sui locali che non rispettino le regole, creando i maggiori disagi.
    3. Rivedere le modalità burocratiche di concessione dei permessi in modo che la verifica del rispetto delle norme (in particolare quelle relative a VIA e VIS) avvenga prima e non dopo l’apertura.
    4. Limitazione degli orari, in particolare dei locali che più creano disturbo: chiusura dei dehores alle ore 0, prolungamento fino alle h. 1 delle attività all’interno, solo nel caso di insonorizzazione che garantisca la completa impermeabilità alla propagazione delle onde acustiche, chiusura di porte e finestre, azione dei gestori al fine impedire stazionamento e disturbo da parte dei propri clienti anche all’esterno dei locali (in base alla recente sentenza della Cassazione che ha attribuito al titolare di un locale l’obbligo di vigilare sul comportamento civile dei propri clienti anche all’esterno).
    5. Prevedere, anche utilizzando come strumento il PIA in via di definizione, la progettazione di un modello uniforme di dehor per tutto il quartiere, esteticamente consono ed in grado di garantire la tutela di residenti e visitatori dall’inquinamento acustico, nonché gli spazi di dimensione adeguata a garantire, in caso di incendio, vie di fuga adeguate.
  • Programmazione Urbanistica: Ipotizzare, ad esempio con revisione del Piano Regolatore o altri strumenti urbanistici, un qualche tipo di pianificazione che porti alla diminuzione dei locali nel quadrilatero di S. Salvario e li indirizzi, eventualmente, in un’area attrezzata appositamente per lo svolgimento di attività di divertimento notturno, in zona periferiche (ad esempio in aree industriali dismesse), insonorizzate e dotabili di presidi sanitari e di forze dell’ordine, servizio di nightbuster che colleghi il centro con tali luoghi permettendo agli avventori di “divertirsi” senza recar danno né a se stessi né agli altri. Tutto questo in base al principio della “riduzione del danno”.
  • Eventi solo diurni: Non sostenere, incoraggiare o patrocinare alcuna attività che di svolga nelle aree di movida in fascia serale o notturna, così da non aggravare ulteriormente l’afflusso di persone nell’area.
  • Antibivacco: Ipotizzare di emanare, nelle aree critiche, un’ordinanza antibivacco, come hanno fatto, negli ultimi anni, molte città italiane per tutelare il loro centro storico o altre aree sensibili, al fine di aiutare le autorità a contrastare l’assembramento ed il degrado.
  • Riqualificazione Commerciale Diurna: Ipotizzare strumenti che possano indurre ad una riqualificazione commerciale delle aree di movida, nel senso di ricostituzione di quel tessuto storico di artigianato e di attività commerciali di qualità, con orari diurni o al massimo serali (ristoranti), compatibili con un territorio prevalentemente residenziale, anche in previsione dello spostamento del “fenomeno movida” in altre aree della città, onde evitare una desertificazione commerciale. Questo può essere realizzato mediante sgravi fiscali, incentivi per i giovani artigiani, adeguamento delle valutazioni catastali, ecc.

3. AMBIENTE, VERDE, CICLABILITA’

3.1 LA RILEVANZA DELLA TEMATICA AMBIENTALE

Tra i vari ambiti che caratterizzano la mia sensibilità politica, uno dei più rilevanti è certamente quello ambientale. Da questo punto di vista, è innegabile che ci sia molto da fare: l’ambiente in cui viviamo è sempre più insalubre e questo è un grave problema, perché esso pesa per il 20% come “determinante di salute” (l’accesso alle cure pesa per circa il 10%, la predisposizione genetica per circa il 20% ed i comportamenti per il 50%). Quindi sono essenziali misure che aumentino la qualità del nostro ambiente, riducendo l’inquinamento (in particolare i Particolati) e questo si può realizzare solo agendo per limitare il numero totale di veicoli a motore circolanti, in particolare quelli più inquinanti (da euro 3). Questo richiede, in gran parte, di riconvertire le nostre modalità di trasporto, verso altre forme, come il trasporto pubblico e la ciclabilità.

L’altro tema rilevante, riguarda la gestione del verde pubblico, gli straordinari parchi e giardini della Circoscrizione 8 che vanno, da un lato vissuti dai cittadini, dall’altro mantenuti e tutelati, evitando anche tutte quelle attività, quali grandi eventi con forte impatto antropico, feste, bivacchi, ecc. che possano danneggiarli o snaturarli. Ed occorre anche che sia chiara quale deve essere la vocazione dei nostri parchi: “parchi del divertimento” o luoghi dove rilassarsi e “respirare”. Io credo, con le dovute eccezioni, nella prima ipotesi.

A livello di circoscrizione pochi sono gli interventi che si possono effettivamente realizzare (o più spesso richiedere). Di seguito, proverò a delinearne alcuni.

 

3.2 GESTIONE DEL VERDE PUBBLICO

13161753_10208204110693572_5767804529308165770_oLa Circoscrizione 8 ha uno straordinario patrimonio verde, considerando anche la collina ed in particolare i parchi collinari. Per tutelarlo e migliorarlo si potrebbero imboccare le seguenti strade.

  1. Manutenzione (orizzontale) degli spazi verdi: Con il nuovo Decentramento, sono aumentate le competenze delle Circoscrizioni anche per la manutenzione del verde pubblico (orizzontale, cioè per ciò che non attiene al patrimonio arboreo). È essenziale ivi indirizzare un ammontare sufficiente di fondi, perché, pur nelle difficoltà, lo sfalcio dell’erba, la piantumazione di nuovi arbusti, fiori ecc. dispongano di risorse adeguate.
  2. Controllo e Limitazione dell’Impatto Antropico: Come in ogni contesto, occorre un livello adeguato di vigilanza e controllo sull’utilizzo degli spazi verdi, per la loro tutela. A mio avviso, è giusto ed opportuno valorizzare al massimo i parchi con eventi ed attività sportive sostenibili, nel senso che non siano tali da provocare potenzialmente il danneggiamento tanto del patrimonio vegetale quanto dei servizi del pWP_20160510_004arco stesso. Credo che il gioco e lo sport dovrebbero essere incoraggiati, mentre eventi come feste (il che significa, generalmente, bivacchi) sui prati, grigliate o affini, concerti (spesso non autorizzati con distribuzione di bevande alcoliche) o simili, suscettibili, tra l’altro, di provocare l’abbandono di rifiuti solidi sui manti erbosi, dovrebbero essere prevenuti e sanzionati dove necessario, così come grandi eventi. Ad esempio, mi dichiaro molto critico circa una manifestazione quale il “Salone dell’Auto al Valentino”, il cui impatto, soprattutto in termini di afflusso di persone, sarà notevole e risulterà ambiguo da un punto di vista simbolico, rispetto alla prospettiva delineate nel punto seguente. Questo ha a che fare con quella che riteniamo dover essere la vocazione dei nostri parci: argomento approfondito nel punto successivo.
  3. WP_20160510_005Parco del Valentino Pedonale: Il Parco del Valentino è una risorsa straordinaria del quartiere di S. Salvario, della Circoscrizione 8 e della Città tutta. Purtroppo, ha una caratteristica negativa ed abbastanza anomala, non solo in ottica Torinese: molte sue parti sono aperte al traffico motorizzato ed al parcheggio. Il Regolamento n. 275 detta le regole per la fruizione del Parco del Valentino ed, in linea con il Piano Regolatore, classifica il Parco come “zona pedonale”, consentendo l’accesso ai veicoli unicamente per l’ingresso al V Padiglione ed agli operatori delle attività e dei servizi, ai mezzi dei disabili, dei fornitori, di pubblico servizio, nonché ai veicoli di soccorso, attraverso Viale Virgilio. Pertanto, l’accesso veicolare generale al Parco del Valentino avviene in condizione di perpetua DEROGA: il settore “Viabilità e Parcheggi” lo classifica come “Zona a Traffico Limitato” ed al suo interno, porzioni cospicue sono dedicate alle “strisce blu”, ivi compreso il Viale Turr. La circolazione e la sosta dei veicoli rappresenta un concreto rischio per l’incolumità di quanti vivono il Parco come luogo per la pratica sportiva o, in ogni caso, come spazio ricreativo ed il Viale Turr è situato in una zona di pertinenza fluviale e, come tale, inidoneo ad essere utilizzato come parcheggio. Ciò è in parte legato al fatto che, al suo interno, sorgono diversi locali di intrattenimento che, evidentemente, devono poter essere raggiunti dai potenziali clienti. In questo senso, ricollegandomi al punto precedente, credo sia opportuno chiedersi quale vocazione vogliamo immaginare per i nostri parchi in generale ed il Valentino in particolare: quella di luoghi dove passeggiare, rilassarsi, giocare (se più ragazzi corressero dietro ad un pallone nei parchi, piuttosto che passare le serate nei locali a consumare alcol, credo che sarebbe meglio per tutti), respirare e stare a contatto col verde, oppure quella diWP_20160510_003 “parchi dei divertimenti”? Io propendo per la prima ipotesi e credo che sia una priorità assoluta dare piena e concreta attuazione al Regolamento del Parco del Valentino ed al PRG, VIETANDO la sosta dei veicoli a motore sull’intera superficie del Parco ed inibendo totalmente l’ingresso delle automobili all’interno del Parco stesso. Questa non è solo un idea mia, ma è una battaglia storica della Circoscrizione (portata avanti anche mediante diversi documenti consigliari). Ora sussiste una grande occasione: nei prossimi anni, il complesso di Torino Esposizioni sarà interessato da un’importantissima opera di restauro e riqualificazione per diventare sede della nuova Biblioteca Civica. Può essere il momento giusto per ripensare tutto il parco, anche per evitare di realizzare la proverbiale “Cattedrale nel Deserto”, come ho fatto presente al sindaco in diverse occasioni. È un obiettivo ambizioso e molto arduo, ma io non mi fermerò finchè il PARCO DEL VALENTINO NON SARA’ COMPLETAMENTE PEDONALE!

 

 

 

3.3 CICLABILITA’

Come affermato nella pagina “IDEE PER LA CITTA’” e nella introduzione di questo paragrafo, dovrebbe essere prioritario ridurre il numero di veicoli a motore circolanti in Città. Tale obiettivo richiede svariate linee di intervento, poche delle quali, in realtà, realizzabili a livello circoscrizionale. Una di queste linee è sicuramente identificabile come un forte incentivo alla Ciclabilità. Sul territorio della Circoscrizione 8, ci sono diverse criticità e margini di miglioramento, su cui si potrebbe cercare di intervenire. Ecco alcuni spunti perseguibili:

  1. Qualità dei percorsi ciclabili: La prima esigenza è che i percorsi ciclabili siano tali da permettere un transito rapido e sicuro per i velocipedi. Spesso WP_20160525_008le piste ciclabili vengono in certo modo improvvisate, disconoscendo anche lo stesso “Biciplan”. Si tracciano un paio di strisce su marciapiede e quella diventa un percorso promiscuo pedonale-ciclabile. In alcuni casi, ad esempio dove il marciapiede è poco utilizzato per il transito pedonale, può essere accettabile, ma, in generale sono delle soluzioni inefficienti, perché tendono ad annichilire il vantaggio del passaggio riservato tanto per i pedoni quanto per i ciclisti, anche in termini di sicurezza per entrambi. Una ciclopista dovrebbe avere caratteristiche ben diverse: dovrebbe sorgere sulla carreggiata, non sul marciapiede, in una sede propria e protetta. Nel territorio della Circoscrizione 8, si sono realizzate alquante di queste pseudo-piste, pur di dire che si è fatta la pista ciclabile, in genere assolutamente inadatte, come quella di via Nizza, di Corso Marconi (regolarmente occupata dalle auto in sosta), di via Giordano Bruno (dove i pali dell’illuminazione pubblica separano i due sensi di marcia, con evidente rischio per la sicurezza), ma anche quella di Corso Moncalieri non è così efficiente e sicura. Occorre, nei limiti del possibile e del buon senso, invertire questa tendenza, costruire piste sicure, in sede propria e, se possibile, adeguare quelle già realizzate.
  2. Nuove Ciclopiste ed Interconnessione: Ovviamente, la rete ciclabile deve essere progressivamente estesa, essendo, oggi, di gran lunga insufficiente e le nuove piste ciclabili devono essere realizzate secondo i criteri del punto precedente. Una delle priorità, in ambito di viabilità ciclabile, deve certamente essere il completamento dell’asse ciclabile lungo la sponda destra del Po, nel tratto mancante a livello del Borgo Pilonetto, dopo la zona di trasformazione del “Molino di Cavoretto”, in direzione del Fioccardo, dove sussiste una problematica di espropri. Anche in Via Nizza e Via Madama Cristina, assi viabili fondamentali di S. Salvario e non solo, si sente l’esigenza di un percorso ciclabile. Altro aspetto fondamentale, per quanto concerne la viabilità ciclabile è che i percorsi ciclabili siano interconnessi in modo razionale, l’uno con l’altro: infatti in moltissimi casi, l’aspetto più critico per l’utilizzo del velocipede come mezzo di trasporto è costituito proprio dai passaggi tra una via ed un’altra, tra una pista ed un’altra. Gli incroci sono spesso non a misura di ciclista, pericolosi per gli utenti della bicicletta ed usualmente è molto complicato passare da una pista ciclabile all’altra. Ci sono poi delle situazioni assolutamente surreali, vedasi il caso della pista ciclabile di Piazza Nizza che termina all’interno della stazione della metropolitana Marconi è non è collegata (se non in modo arzigogolato e male segnalato) con quella che arriva da Corso Marconi. È essenziale che gli incroci pericolosi per i ciclisti siano messi in sicurezza e si connettano in modo sicuro i differenti assi ciclabili.
  3. Rastrelliere: Le biciclette legate ai pali per la segnaletica o per l’illuminazione stradale non sono certo un bello spettacolo e rendono spesso difficRastrellieraoltoso il transito pedonale. È essenziale aumentare il numero di rastrelliere portabici. Occorre puntare all’obiettivo minimo di realizzarne una per ogni isolato, partendo, però, in una prima fase, dalle segnalazioni e dalle richieste dei cittadini.
  4. To Bike: Si tratta di un servizio molto apprezzato dai cittadini che però, al momento, è ancora incompleto nella copertura delTo Bike territorio e deve essere esteso. Occorre un numero maggiore di stazioni, da realizzarsi in direzione della periferia. Fondamentale il posizionamento di una stazione in Piazza Zara, da molto tempo richiesta dai residenti del Borgo Pilonetto e nel quartiere Millefonti (la più “esterna” si trova in corrispondenza dell’ultima stazione della metropolitana, quella del Lingotto), verso Piazza Bengasi e Corso Maroncelli.

 

 

3.4 RACCOLTA RIFIUTI PORTA A PORTA

Come affermo nella pagina IDEE PER LA CITTA’ è essenziale incrementare il livello di raccolta differenziata nel nostro territorio, in quanto il dato attuale cittadino, pari al 42,2% (dato 2014 addirittura inferiore di un punto percentuale a quello del 2011) è una soglia assolutamente inaccettabile. Eppure, i dati di “Informabiente” del Comune di Torino ci dicono che i quartieri della Circoscrizione 8 dove è presente la cosiddetta “Raccolta Porta a Porta”, hanno una percentuale decisamente più alta (circa il doppio) di RD rispetto a quelli che ne sono privi:

      • Borgo Po e Cavoretto (con P. P.): 65,9%
      • Nizza (con P. P.): 61,7%
      • Salvario (senza P. P.): 29,9%
      • Lingotto (senza P. P.): 27,4%

Deve essere imperativa, pertanto, l’espansione della Raccolta Porta a Porta, nei quartieri ancora scoperti: in particolare S. Salvario (di cui si parla da un po’) e Lingotto.

4 POLITICHE URBANISTICHE, TRASPORTI, VIABILITA’

Nella pagina “IDEE PER LA CITTA’”, si afferma come sia assolutamente necessario procedere ad elaborare un nuovo Piano Regolatore e credo che questo sia il punto di partenza. Ma, a prescindere da ciò, vi sono alcune questioni generali relative alle politiche urbanistiche che la Città intende seguire, in particolare, per quanto ci riguarda, per il territorio della Circoscrizione 8, che è importante affermare.

4.1 PREMINENZA DI OPERE DI PUBBLICA UTILITA’. LIMITARE IL CEMENTO

La situazione finanziaria degli enti locali è talmente critica da non permettere pressoché alcun investimento con risorse pubbliche. Gli unici strumenti che ha l’amministrazione per realizzare opere di pubblica utilità sono quelli relativi agli “oneri di urbanizzazione”, alla “concessione del diritto di superficie”, del “sottosuolo”, ecc. In pratica ci si appoggia ai privati, concedendo loro di edificare su determinati terreni (edifici, centri commerciali, parcheggi pertinenziali, ecc.), in cambio della realizzazione di opere pubbliche (giardini, piste ciclabili, ecc.). Personalmente, preferirei che non sussistesse questa dipendenza dai privati e che l’amministrazione potesse realizzare in prima persona le opere di pubblica utilità, ma questo è evidentemente impossibile.

Ed allora, la questione si sposta sul terreno della vigilanza, affinchè sia massima la tutela dell’utilità pubblica delle opere, o più precisamente, sia massimizzato il rapporto fra utilità pubblica ed utilità privata.

Molte delle operazioni che i privati portano avanti, oggi, infatti, sembrano avere una caratterizzazione di pura speculazione edilizia: non possiamo ritenere sensato continuare con la costruzione di nuovi edifici residenziali e parcheggi pertinenziali, laddove il mercato immobiliare, in stato comatoso, si è chiaramente dimostrato incapace di assorbirli. Secondo un rapporto della Polizia Municipale del 2014, sono stati censiti 49.283 alloggi sfitti, a fronte di oltre 6000 domande giacenti ad ATC. Come esempio lampante, mi sentirei di indicare la vicenda dell’area ex-ISVOR, in Corso Dante, dove (a seguito di polemiche ferocissime di una decina di anni fa quando fu concesso di costruire), lo scorso dicembre in sede di II Commissione, è stato evidenziato come, a fronte di 130 alloggi che si stanno per ultimare, solo una piccola frazione sia stata effettivamente venduta. Altro esempio lampante, la questione del parcheggio interrato di Corso Marconi, che verrà approfondita successivamente.

Allora, dovrà essere nostro dovere vigilare che le nuove opere che si andranno a realizzare massimizzino l’utilità pubblica e minimizzino la speculazione privata, cioè nel “tira e molla” delle trattative tra l’amministrazione ed i privati, si cerchi di ottenere il maggiore vantaggio per il pubblico ed il minore vantaggio per il privato (consapevoli che, se le condizioni sono particolarmente sfavorevoli, il privato non investirà). Inoltre, occorre che le opere di pubblica utilità vengano realizzate prima e non alla fine dei lavori, dopo quelle economicamente più vantaggiose (vedasi caso “Molino di Cavoretto”). Tutto ciò, può declinarsi in modi diversi, in contesti diversi. È, ad esempio, opportuno, nelle future varianti urbanistiche, limitare l’indice territoriale massimo (la grandezza che, in qualche modo, quantifica il rapporto fra l’altezza degli edifici ed il suolo che occupano) ad un valore massimo di 0,6.

Tutto ciò ha una valenza principalmente di tipo ambientale, perché la finalità deve essere la massima limitazione possibile alla cementificazione, al consumo di suolo ed alla costruzione di nuovi edifici residenziali, parcheggi pertinenziali, centri commerciali. C’è però anche l’aspetto economico: non ha alcun senso costruire opere che il mercato non è in grado di assorbire.

Tutto ciò non può essere realizzato direttamente dalla Circoscrizione, se non attraverso l’espressione di pareri che comunque sono uno strumento importante, anche se poco incisivo. Occorre una forte azione di pressione politica nei confronti dei livelli superiori affinchè questo tipo di attenzione trovi effettivo riscontro.

4.2 LE TRASFORMAZIONI URBANISTICHE

La Circoscrizione 8 sarà interessata da alcune delle più importanti trasformazioni urbanistiche della Città. Di seguito, esprimo la mio opinione su ciascuna di esse, che va intesa come una suggestione, in quanto pochissime saranno le opportunità per la Circoscrizione di agire direttamente:

  1. pistaciclabileCorso Marconi:Sono stato, fin da subito, un ardente oppositore del progetto del parcheggio interrato di Corso Marconi. Il progetto prevede lo scavo di un parcheggio sotterraneo lungo il corso, nel tratto tra Via Madama Cristina e Corso Massimo D’Azeglio. In cambio, l’azienda che realizzerà i parcheggi si è impegnata a riqualificare l’intera superficie del corso, e probabilmente, anche Largo Saluzzo, pedonalizzando il viale e lasciando libero il traffico nei soli controviali (è un tipico esempio della situazione descritta nel paragrafo precedente). Ora, è indubbio il fatto che la zona sia carente di parcheggi, così come il fatto che la superficie del Corso Marconi, che, non dimentichiamo, costituisce il nucleo storico attorno a cui è nato il quartiere di San Salvario (esso rappresenta lo storico “cannocchiale” fra il Castello del Valentino ed il convento di San Salvario) necessiti di un’operazione di risistemazione importante (la pista Ciclabile, ad esempio, è una sorta di esteso parcheggio abusivo, soprattutto negli orari di “movida”). L’operazione proposta, però, è assurda. Oltre al fatto che essa comprometterà l’alberata storica (consistente in 51 ippocastani, di cui 23 saranno abbattuti e 28 espiantati nel vicino parco del Valentino e che sarà ripristinata mediante la piantumazione di alberi di taglia inferiore che cresceranno in vasche di cemento, poste sopra il parcheggio), l’aspetto davvero critico è il fatto che TUTTI i box che verranno realizzati (stimati in 180) saranno PERTINENZIALI e quindi PRIVATI (come tali, soggetti a prezzo di mercato e quindi non accessibili a tutta la cittadinanza) così che il saldo del numero di posti auto risulterà negativo, di almeno 40 unità! Inoltre l’operazione è antieconomica, perché, come affermato nel paragrafo precedente, sarà molto difficile riuscire a vendere quei box una volta costruiti, data la situazione del mercato immobiliare. Per contrastare questa opera inutile e dannosa, è nato un comitato di cittadini che ha promosso un ricorso presso il TAR del Piemonte. La vicenda ha assunto ulteriori connotati di surrealtà quando, circa un mese fa, il settore Viabilità del Comune, in base a quanto riportato dal quotidiano la Stampa, avrebbe dichiarato di avere revocato l’appalto all’impresa vincitrice (cosa verificata dal comitato per mezzo di un accesso agli atti), perché non avrebbe iniziato i lavori prima della sentenza del TAR e di averla assegnata ad un’altra azienda che sia sarebbe impegnata ad eseguire subito i lavori (dimostrando una pervicace volontà dell’amministrazione nel portare avanti il progetto, nonostante le enormi criticità illustrate), salvo essere smentita dall’azienda stessa qualche giorno dopo, sempre a mezzo Stampa, che ha dichiarato di avere dato disponibilità unicamente a guardare le carte e non certo ad eseguire il lavori prima della sentenza del TAR anche perché “la situazione del mercato non è florida”. Peraltro, l’offerta della seconda ditta risulta assai meno favorevole per la città, rispetto alla prima! Al momento, il Comune non ha assegnato nuovamente la concessione e speriamo che rinunci. Personalmente, come già dichiarato, sono contrario a quest’opera e mi auguro, avendo anche proposto un odg in merito che fu approvato dal consiglio nell’aprile 2013, che non sia realizzata. Credo che, invece, l’amministrazione dovrebbe tornare sui suoi passi ed aprire una fase di confronto anche con la Circoscrizione ed i cittadini, per trovare una soluzione diversa per la riqualificazione e pedonalizzazione del corso. Se si proponesse un parcheggio PUBBLICO a ROTAZIONE (come ripetutamente chiesto dalla Circoscrizione), ad esempio, se ne potrebbe quantomeno discutere.
  2. Complesso Parri: Grazie al lavoro della giunta, che ha permesso il passaggio del terreno dal Demanio al Comune, ora sarà possibile avviare un progetto complessivo per il complesso Parri e per l’antistante Circolo Garibaldi. Deve trattarsi di Parri2una priorità assoluta, perché la creazione di un polo culturale-sportivo in quell’area potrebbe consentire una riqualificazione per tutta l’area sud di S. Salvario che oggi presenta pesanti criticità in termini di illegalità diffusa, ordine pubblico e degrado. A ciò, va aggiunta la considerazione che l’impianto Parri (Piscina e Palestra) è assai datato e presenta svariate problematiche, tanto che frequentemente la struttura viene chiusa per manutenzioni, per le quali, oltretutto, le risorse disponibili sono poche. Occorre un progetto complessivo di riqualificazione dell’intera struttura, che possa coinvolgere svariati soggetti ed associazioni, oltre alla Circoscrizione, per rendere la struttura un polo sportivo attrattivo per quella zona di quartiere. Per quanto mi riguarda, la richiesta che ho avanzato e che rinnoverò riguarda la “piastra” all’angolo fra Corso Massimo D’Azeglio e Via Tiziano, un tempo utilizzata liberamente dai ragazzi del quartiere per giocare a calcio, affinchè essa ritorni ad essere un luogo dedicato al gioco; il mio obiettivo è quindi quello di realizzare un campo di calcio a 5, di cui il quartiere di San Salvario è sprovvisto, che sia gestito in concessione da qualche associazione in modo tale da poter essere ad accesso libero per i ragazzi del quartiere, in determinate fasce oraria, come richiesto col mio primo ordine del giorno prodotto nel 2012. 
  3. Scalo Vallino: Su questo tema ho avuta una parte importante nello stilare il parere. L’area, molto vasta, che è localizzata tra Via Nizza, Piazza Nizza, Corso Sommeiller, Via Argentero e la linea ferroviaria, non essendo più utilizzata da decenni come scalo merci, dovrà essere riqualificata. Di fatto, è già in corso la costruzione dell’ampliamento della sede della facoltà universitaria di Biotecnologie. Per quanto riguarda la variante, vi rimando al seguente articolo che fornisce tutte le informazioni. La novità degli ultimi mesi consiste nel fatto che il terreno, messo in vendita dalle Ferrovie, è stato acquistato dalla Cooperativa Nova Coop (come confermato dalla dott. ssa Paola Virano, Direttore Centrale Territorio e Ambiente di Torino). È forte, pertanto, la preoccupazione per la possibile realizzazione di un centro di grande distribuzione che potrebbe anche mettere in difficoltà il vicinissimo mercato di Piazza Nizza ed in generale il commercio di zona. Ora, sia la variante al PRG, sia il “PRG delle Attività Commerciali” di Torino (che prevede, per quanto concerne il territorio della Circoscrizione 8, l’impossibilità di realizzare Ipermercati o Centri Commerciali di grandi dimensioni, salvo deroga approvata dalla regione) pongono dei vincoli alla realizzazione di grandi strutture commerciali. Pur non essendo contrario in sé ai centri commerciali od alla grande distribuzione, ritengo che essi vadano realizzati in modo razionale, ad esempio sia insensato realizzarne troppi in aree troppo prossime od in vicinanza di mercati. Purtroppo, come già affermato parlando del tema Movida, la Città non ha più poteri di pianificazione commerciale, pertanto, sarò molto complesso poter influenzare l’azione dell’operatore privato. In ogni caso, mi prendo l’impegno di monitorare la situazione affinchè all’interno dell’area si massimizzino le opere di pubblica utilità, mentre si evitino, per quanto possibile, edificazioni troppo impattanti di tipo residenziale e/o commerciale.
  4. Caserma La Marmora: Inizialmente la Città ed il proprietario, Cassa Depositi e Prestiti, aveva proposto un’operazione di dismissione (cioè vendita ai privati) e rivalorizzazione, con alcune parti che dovevano rimanere pubbliche. Anche in questo caso, ho avuto una parte importante nello stilare il parere. Dopo che è stata proposta la variante, è iniziata un’occupazione illegale, contro la quale mi sono battuto con forza (si vedano odg relativi). Ora, cessata, finalmente l’occupazione, si è potuto tornare a parlare del futuro di quello spazio ed il proprietario , CdP, ha dichiarato di voler investire (si stima 30 mln) sull’ex caserma, per realizzare, entro il 2017, una “Cittadella dell’Innovazione” che comprenderà residenze, acceleratori d’impresa, centri di ricerca e, per volere della Città, il museo della Resistenza e dell’Antifascismo. La soluzione prospettata è intrigante, ma occorrerà effettuare alquante verifiche, compreso il fatto che il luogo sia idoneo ad un utilizzo di quel tipo. Da parte mia, mi impegno a monitorare il succedersi degli eventi (al momento sembra tutto molto evanescente), per assicurarmi che l’esito finale sia un progetto di effettiva pubblica utilità.
  5. Parco Michelotti: La proposta di ZOOM, di realizzare una sorta di fattoria didattica, non mi dispiace in sé. Io sono un animalista convito, ma considerando che oggi gli animali devono necessariamente coabitare con l’uomo, ritengo che strutture e situazioni in cui animali e persone possano entrare in contatto e le persone possano imparare a conoscerli ed ad amarli, non siano una forma di “sfruttamento” come qualcuno pensa, purché gli animali siano trattati bene e possano vivere felici. Eppure, il progetto, ancora molto preliminare, presenta svariate problematiche, in particolare di viabilità e parcheggio e, soprattutto, ritengo inaccettabile che un’azienda privata si aggiudichi il diritto di utilizzo (per 30 anni!) di una porzione così grande (quasi tutto il parco) di una spazio che dovrebbe restare pubblico. Occorrerà vigilare e tentare di scongiurare questa eventualità.
  6. Città della Salute: Si è nelle primissime fasi di elaborazione (dopo vent’anni che se ne parla); si tratta di una necessità, dal momento che ormai la struttura delle Molinette è datata ed in pessimo stato (per la sua manutenzione, partono 25 milioni di euro all’anno)! Essa dovrebbe sorgere nell’area AVIO-OVAL e costerà circa 850 milioni di euro. Una parte (250 milioni di euro) dovrebbero essere coperta dal ministero della Sanità, il resto dovrebbe essere messo dal privato che realizzerà l’immobile, il quale verrà progressivamente ripagato dalla regione, finchè non verrà riscattato (si parla di 25-30 anni con interesse, al 4-5%). Lo studio di fattibilità si dovrebbe concludere entro il 2016 e si dovrebbe quindi partire col progetto nel 2017. Mi interessa, naturalmente, il destino degli edifici che oggi costituiscono il complesso “Le Molinette”; una delle idee della giunta è di abbattere tutte le parte non originali ed il resto venderlo a privati per ridurre i tempi di riscatto della nuova struttura. Credo che un’ipotesi interessante potrebbe essere quella di trasferire ivi le Facoltà Scientifiche di cui si ipotizza uno spostamento a Grugliasco, luogo servito in modo insufficiente dai trasporti pubblici. Altra questione rilevante consiste nel monitorare il pronto soccorso, attualmente ivi localizzato, per comprendere dove, eventualmente, verrà spostato. Naturalmente, monitorerò la situazione.WP_20160510_003
  7. Torino Esposizioni: Il progetto di trasformazione in Biblioteca Civica e nel Polo dell’Architettura e del Design del Politecnico è molto interessante, ma è essenziale che non rimanga una cattedrale nel deserto.  Esso dovrebbe comprendere la nuova biblioteca, il Centro del Design ed il nuovo Polo di Architettura collegato con il Castello del Valentino, oltre al Teatro Nuovo ed al Liceo Musicale e Coreutico. In verità si ipotizza che già l’intervento possa interessare anche un pezzo di viabilità fino al Borgo Medievale, con un parcheggio interrato davanti a TO EXPO (necessario per vincoli legislativi). L’operazione, nel complesso, dovrebbe venire a costare circa 100 milioni di euro, in parte coperti dalla Fondazione XX Marzo (la fondazione nata per gestire il patrimonio post-olimpico 2006, partecipata da Comune, Città Metropolitana, Regione e CONI) che potrebbe investire 33,7 milioni di euro (cosa possibili in quanto dentro TE si svolgevano le gare di Hockey), mentre il Ministero dell’Istruzione si è detto disponibile a cofinanziare l’opera, in particolare, per la parte “universitaria” (V Padiglione); investirà anche il Politecnico, mentre per il Teatro Nuovo si ricorrerà a privati. L’opera sarà divisa in lotti funzionali indipendenti, che possano essere realizzati a mano a mano che si reperiranno le risorse. È stata fatta una gara ad evidenza pubblica europea per realizzare lo studio di fattibilità, da cui sono emersi 21 soggetti con requisiti idonei, che si appoggiano ad architetti torinesi. Di questi, verranno selezionati 10 studi di fattibilità di cui una verrà scelta dalla commissione di valutazione. A quel punto si firmeranno gli accordi di programma e si suddivideranno i lotti in base alla stazione appaltante. Il mio auspicio ed il mio interesse è che si consideri una visione organica dell’area (ossia tutto il Parco del Valentino), ad esempio, si facciano degli studi accurati sulla viabilità ed il parcheggio, circa l’impatto antropico sul parco e che si vada verso la sua totale pedonalizzazione (per quest’ultima parte, rimando alle considerazioni sul Parco del Valentino, nel paragrafo precedente).

4.3 MANUTENZIONE E TRASPORTI

Sul tema dei trasporti e della viabilità, le competenze della circoscrizioni sono limitate (ma pensa un po’…). Occorre partire dal principio già affermato in precedenza di andare verso una progressiva diminuzione del traffico motorizzato, puntando su altre forme di trasporto: ciclabilità (di cui si è già detto), trasporto pubblico, e “trasporto pedonale”. Ci sono alcune linee verso cui si può cercare di andare, considerando le risorse scarsissime.

  1. Metropolitana: Ovviamente, la priorità ASSOLUTA è la conclusione dei lavori, per le ultime due stazioni della Linea 1 della Metropolitana, in direzione di Piazza Bengasi. Questo, sia per garantire l’ottimizzazione del trasporto pubblico verso quella zona di Circoscrizione, sia per dare sollievo ai residenti e commercianti dell’area di Piazza Bengasi, in stato di grave sofferenza. Altri ritardi NON possono più essere TOLLERATI!
  2. Efficientamento della Rete di Trasporto pubblico: Si può ipotizzare di rendere più efficiente la rete di trasporto della Circoscrizione, razionalizzandola riducendo il numero di fermate di alcune linee, così da aumentare la velocità media dei veicoli, in modo non quantitativo, ma qualitativo, in accordo con la Circoscrizione.
  3. Tram: Privilegiare, dove possibile, l’utilizzo di tram piuttosto che di autobus. In particolare, al termine dei lavori per la Metropolitana, il 18 DEVE tornare ad essere tram!
  4. WP_20160525_005Manutenzione Suolo Pubblico: E’ un tema molto sentito dai cittadini. Credo che, pur nella scarsità di risorse, il finanziamento della manutenzione ordinaria e straordinaria debba essere una PRIORITA’. Le buche ed il logorio del manto stradale sono un grosso problema per gli automobilisti, ma lo sono anche (e forse più) per ciclisti e pedoni che hanno meno protezioni. Pertanto, se vogliamo che più persone utilizzino le piste ciclabili e vadano a piedi, occorre che una parte consistente di queste risorse siano indirizzate per la manutenzione di infrastrutture ciclabili e marciapiedi (mi è stato, ad esempio, segnalato il tratto di marciapiede in corrispondenza di via Madama Cristina 99, dove di fatto, il marciapiede è spaccato su due livelli ed io stesso sono inciampato durante il sopralluogo, ma sono problemi estremamente diffusi sul territorio).

5 CULTURA, ISTRUZIONE, SPORT

5.1 POLI CULTURALI

Il quartiere S. Salvario ha molti importanti poli di aggregazione, come la “Casa del Quartiere” di Via Morgari ed il “Lombroso 16” di via Lombroso. Queste realtà sono nate grazie al sostegno forte dell’amministrazione e si sono negli, anni, affermate quali importantissimi punti di aggregazione, cultura ed impegno sociale, riuscendo anche, in gran parte, a sostenersi economicamente. Ritegno che la sfida per i prossimi anni, sia, da un lato, di continuare la collaborazione con queste importanti realtà, da un punto di vista logistico e di promozione, dall’altro, spostare le (scarsissime) risorse economiche per realizzare poli d’attrazione su altre aree della Circoscrizione che al momento ne sono privi.

Un esempio è certamente il Borgo Pilonetto, dove sussiste una grossa occasione, rappresentata dall’ex-Circolo Oltrepò. Nello scorso mandato, dopo anni di insistenza da parte mia e di altri colleghi, finalmente è stata revocata la concessione ai precedenti gestori, che avevano ripetutamente violato le prescrizioni della concessione stessa. Ora si sta ragionando sul futuro di quello stabile. Su iniziativa mia e di altri colleghi, si è deciso di non proporre immediatamente un bando di concessione, ma di tentare di realizzare qualcosa insieme ai cittadini del borgo. Al Pilonetto, infatti, sussistono dei gruppi, delle associazioni di cittadini, molto attivi, sempre pronti a dialogare con l’amministrazione e che avrebbero interesse a gestire quell’edifico onde creare la “Casa del Quartiere del Pilonetto”, al punto da avere già proposto un progetto. Una prospettiva molto intrigante, ma assai complessa da realizzare, soprattutto da un punto di vista economico, perché lo stabile richiede massicci interventi di restauro e messa a norma. Per ora, il comitato ha vinto un  bando per gestire, durante questa estate, gli spazi esterni e creare un orto sociale. Il mio impegno è continuare questo percorso per giungere, un girono, ad avere la “Casa del Quartiere del Pilonetto”.

Altra zona della Circoscrizione che richiede attenzione è l’area sud di S Salvario, cioè quella che si estende da Corso Dante a Corso Bramante. Essa, certamente, presenta problematiche molto serie di sicurezza ed ordine pubblico: spaccio, prostituzione, ecc. Non sono problematiche facilmente risolvibili da un ente locale, meno che mai dalla Circoscrizione; una strada perseguibile sarebbe quella di creare un polo di aggregazione in quell’area (dove sono assenti realtà associative che sono invece presenti in altre aree del quartiere) che possa contribuire a riqualificare l’intera zona. Ovviamente, la memoria corre immediatamente al Complesso Parri (Piscina, Palestra, Piastra) ed al prospiciente Circolo Garibaldi. Essi potrebbero diventare un polo di attrazione di tipo sportivo e culturale molto importante per l’area. Per i dettagli se veda la voce “Complesso Parri, nel paragrafo precedente.

5.2 SPORT

Il quartiere di S. Salvario, rispetto ad altri della Circoscrizione possiede pochissimi impianti per il calcio a 5 e nessuno ad accesso libero per i ragazzi. Un’ipotesi di un sito per realizzarne uno sarebbe proprio all’interno del complesso Parri, nella piastra che si trova all’angolo tra Corso Massimo D’Azeglio e Via Tiziano. Anche per questo punto, si veda la sezione relativa al complesso Parri nel paragrafo precedente. Un’altra ipotesi (ma di difficile realizzabilità, trattandosi di terreno privato) è l’area dello Scalo Vallino.

5.3 ISTRUZIONE

Le politiche educative sono, da sempre, una delle principali priorità per la nostra Circoscrizione ed è fondamentale che la prossima amministrazione continui a sostenere i progetti delle scuole del territorio come accaduto in questo mondato. Inoltre, mi prendo l’impegno di cercare di aprire almeno una nuova sezione delle Scuola Materna Europea nel territorio della Circoscrizione 8. La “Scuola d’Infanzia Europea” di via Lodovica 2, nata in forma sperimentale 1995, possiede la caratteristica unica nel suo genere di presentare sezioni miste fra studenti italiani e madrelingua, che consente ai bambini frequentanti di vivere un esperienza di crescita ed apprendimento peculiare, tale da permettere loro di metabolizzare alcune lingue straniere già in tenera età. Essendo la Scuola Europea, per tali ragioni, molto ambita da famiglie di tutta la città, il numero di iscrizioni, ogni anno, è sempre molto elevato, a fronte di un numero limitato di posti disponibili, cosicché molti bambini non riescono a trovare posto e sempre molti ricorsi pervengono alla Commissione Unica Circoscrizionale delle Scuole d’Infanzia. Ora, la Scuola d’Infanzia “Cavoretto”, sita in Strada ai Ronchi 27, anche per la sua collocazione geografica, risulta sottoutilizzata, rispetto alle sue capacità. La funzionalità della Scuola dell’Infanzia Europea non comporta rilevanti oneri aggiuntivi per l’amministrazione, in quanto, essa è strutturata attraverso un sistema per cui sono gli stessi genitori a finanziare gli insegnati madrelingua, cosicché l’utenza frequentante la Scuola Europea sarebbe tale da non avere grosse difficoltà a recare i propri figli alla scuola di Cavoretto, nonostante il disagio geografico, ed a sostenere i costi. Evidentemente, un’esperienza di questo tipo sarebbe soprattutto utile se fosse esportata in altre zone del territorio, in particolare in quelle dove sono maggiormente presenti situazioni di disagio economico e sociale. Nell’attesa, però, che tale sviluppo divenga economicamente possibile, la Scuola d’Infanzia “Cavoretto” potrebbe essere un primo sito per testare una possibile estensione del servizio fornito dalla Scuola Europea, aprendo, in loco, un’apposita sezione. Dopo che la proposta è stata avanzata dalla Commissione Unica Circoscrizionale, la scorsa estate, i Responsabili del Circolo 29 hanno iniziato a lavorare a questo progetto, insieme all’Assessorato all’Istruzione. Occorrerà ricercare dei supporti finanziari affinchè l’amministrazione possa sostenere i costi per le fasce più deboli. La volontà di avviare questo allargamento del modello è forte, anche perché è in sintonia con l’orientamento del Sindaco di rendere la città più internazionale ed almeno bilingue. Si tratta di un traguardo possibile e mi adopererò perché divenga realtà.